Il prezzo dell'Africa, di occhi e dolore. Spari al termine del giorno, chi vende e chi si vende: armi e vite. Ciò che si vede e quel che resta è opaco. Una mano tesa, il mento rivolto verso l'alto: Dignità. Occhi contro occhi, flebili fiammelle, è BUIO! E poi il DOMANI! Storie Africane

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giovedì, 28 giugno 2007
Dal Burundi al Ruanda, tra dubbi, sorprese e perplessita'!

E' da tanto che non scrivo, ma e' da tanto che penso di farlo. Dopo gli ultimi avvenimenti burundesi e la mia abilita' a cacciarmi prima o poi nei guai anche se per giuste cause, diciamo di cuore, non e' stato facile riprendere in mano questo blog ne' tantomeno certi ricordi. Ripenso di continuo al Burundi, a Jerry (http://amahoro.splinder.com/post/12168332#comment), ai miei tre piccoli amici (http://amahoro.splinder.com/post/11546170), alle difficolta' di uscire da una guerra che sembra non avere mai fine, le cui motivazioni cambiano di continuo. Quando mi raccontavano che il Burundi e' il paese piu' difficile e devastato dell'Africa  pensavo al Congo, allo Zimbabwe, al Burkina Faso, e non volevo crederci. Oggi, invece, me ne rendo conto sempre piu', dopo aver visitato per qualche giorno quella che viene definita la Citta' nera o d'inferno e dopo qualche settimana di permanenza in Ruanda, itinerando tra Kigali e Gisenyi.

La Citta' nera e'  la congolese Goma, sul confine col Ruanda, raggiungibile a piedi in 10 minuti, una citta' immensa distrutta dalla guerra e da eruzioni vulcaniche che l'hanno completamente rasa al suolo innumerevoli volte, ma ogni volta e' stata ricostruita rinascendo dalle sue macerie, su strati di lava, case bruciate e cadaveri. E' la citta' africana che mi spaventava di piu', invece con mia grande sorpresa, ho scoperto che davvero dopo il Burundi non potrebbe esserci nulla di piu' soffocante e triste. Goma e' una ex citta' fantasma piena zeppa di investimenti e finanziamenti internazionali, di locali e ristoranti di lusso, di piccole e nuove attivita' commerciali, e' una citta' che rinasce ogni volta dalla guerra e dalla lava. Per quanto impressionante per il modo e la velocita' di ricostruzione 'a strati', nonche' sconvolgente per il fatalismo della gente del posto che persevera con un insediamento che definirei 'temporaneo', dato che rischiano la morte ogni 25 anni ( ma questo e' un modo di pensare tipicamente ocidentale, poiche' quella gente ringrazia ogni giorno il signore per aver loro donato un altro giorno di vita), e' molto piu' vivibile di Bujumbura, tant'e' vero che ai miei amici non dispiacerebbe fermarsi a Goma ancora per qualche annetto, "non si vive male", dicono.

Il Ruanda, ancor piu' di Goma, mi ha profondamente colpito e sorpreso. Due paesi, il Ruanda ed il Burundi che, fino al 1994, hanno avuto piu' o meno la stessa storia di sangue e massacri hanno intrapreso percorsi completamente diversi. Mi sorprendo nel vedere gruppi di americani in gita turistica, bianchi che camminano tranquillamente ovunque come se fossero a casa, viaggi in auto o in moto in piena notte con una sicureza maggiore di una nostra strada statale. Un paese pulito, verde, in sviluppo, in continuo cambiamento, con una capitale resa attraente da negozi di ogni tipo, internet cafe' all'ultima moda (che a Napoli ancora non ho visto), grandi centri commerciali all'americana e giganteschi alberghi in costruzione nelle zone piu' panoramiche della citta'. 270 dollari al giorno per visitare il parco dei vulcani ed avere la chance d'incontrare uno di quei grandi animali pelosi che vivono, anzi sopravvivono ormai, solo in quest'area, nonche' tornare a casa con foto e souvenir di king Kong di ogni tipo e super costosi. E' divertentissimo osservare i visi soddisfatti di americani grandi e piccoli armati di cappello e bastone folkloristico con su disegnato il faccione del nostro caro amico come cimelio per la missione riuscita. E' gratuito, invece, l'ingresso ai memoriali e al museo del genocidio, ingresso gratuito per vedere ossa e teschi ammucchiati o esposti in vetrina, corpi imbalsamati, foto e vestiti di bimbi massacrati, nell'ottica del "non bisogna dimenticare", e su questo siamo tutti d'accordo, ma non bisogna neanche dimenticare l'importanza del rispetto per la vita umana anche nella morte, anzi soprattutto. Quei corpi devono essere sepolti, non esposti, la percezione del dolore e della morte e' la stessa anche senza simili scenari e fa ugualmente male.

Ma, a parte queste piccole considerazioni personali che approfondiro' alla prossima puntata, il museo e' ipermoderno, costituito da percorsi interattivi, pulito e ben curato, con tanto di centri di documentazione e libreria. Poi certo la liberta' di opinione ed espressione e' sempre duramente repressa, la versione dei fatti e' la verita' di una sola parte in causa, l'ideatore del museo ha dimenticato d' inserire la storia della dura repressione degli hutu da parte dell'esercito tutsi, preferendo invece enfatizzare il massacro di un milione di tutsi da parte degli hutu (ma dove sono un milione di tutsi in ruanda?) e le colpe dei francesi con l'operazione Turquoise. Il governo ha obbligato durante la settimana di commemorazione delle vittime del genocidio in aprile, gli studenti di tutte le scuole comprese le elementari, a sorbirsi due ore al giorno di filmini e documentari sui massacri in cui, ovviamente, gli hutu sono i carnefici e i tutsi sono le vittime, un bel modo credo di garantire la riconciliazione e la pace nel prossimo futuro.

Cmq, in ruanda oggi si puo' assoporare la calma e la tranquillita', anche il sistema burocratico e' molto efficiente (piu' di Napoli, pensate), si puo' assaporare il gusto dell'Africa come quello dell'europa quando se ne sente il bisogno, nonche' immergersi in odori e colori indiani, messicani, arabi e, addirittura, concedersi il lusso di scegliere tra un mega magnum ricoperto di nocciole e un cornetto algida bigusto,

insomma ragazzi.... e' troppo avanti questo paese,

....e concedetemi di lasciare nel dubbio la mia sottile vena ironica, in questi paesi non riesco mai fino in fondo a distinguere il giusto ed il sbagliato.

Postato da: LAfricanA a 10:12 | link | commenti (3)
globalizzazione, burundi, rwanda e

giovedì, 21 settembre 2006

Ruanda(Gisenyi) 009
19.09.06
SULLA STRADA PER GISENYI
Tre ore di curve dolcemente interminabili, mentre la notte scende velocemente e, con essa, la pioggia e la visibilità.
L’atmosfera è cambiata, la città ha lasciato spazio a piccoli villaggi e case sparse, sono scomparsi gli edifici a più piani ed è più facile incontrare sguardi di meraviglia e curiosità dinnanzi a così tanti muzungu (uomo bianco) tutt’insieme.
Fuori dalla città la presenza bianca si riduce ed aumenta la povertà, ma anche nelle campagne sembra sia in atto una fase di rinnovo e ricostruzione.
Pochi i segni evidenti della guerra, la maggior parte delle abitazioni sono state ricostruite. Certo, questo è quello che si vede lungo la strada principale, e si sa che ciò che è immediatamente visibile non sempre corrisponde alla realtà.
Al nostro arrivo a Gisenyi è ormai buio pesto, la pioggia non dà tregua, il cielo è squarciato dai fulmini e dall’eruzione di un vulcano non molto lontano. Sulla strada incontriamo un autogrill (incredibile ma vero), ed il supermercato dove ci fermiamo per la spesa è ricco di generi di ogni tipo. Resto piacevolmente sorpresa, i ruandesi vogliono crescere, lavorano per il loro paese. In Burundi ero abituata a ben altro.

Postato da: LAfricanA a 16:50 | link | commenti (4)
rwanda e

mercoledì, 20 settembre 2006
Karibu in Rwanda

Ruanda(Gisenyi) 003
18.09.06
 
“VICTIMES D’AVRIL 1994” si legge su una lapide situata nel giardino su cui affaccia la mia stanza. Il panorama dalla mia finestra è cambiato: sono nella capitale del Ruanda, Kigali, a dodici anni dal genocidio che lasciato, oltre alle 800mila vittime, ferite nascoste e lapidi nei cortili, come a voler ricordare con discrezione e rispetto.
E’ la mia seconda volta in Africa, ma la prima in Ruanda, eppure ho ritrovato un’atmosfera piacevolmente familiare, odori, colori e suoni che non ho mai dimenticato. Il Ruanda, infatti, è considerato il paese gemello del Burundi, ha attraversato, seppure con sfumature diverse, le stesse tragiche vicissitudini di quest’ultimo, gli avvenimenti nei due paesi sono interrelati e s’influenzano a vicenda.
La prima sensazione, però, che ho provato, girando per le strade di Kigali, è che il Ruanda ha imboccato un nuovo cammino, è proiettato verso il futuro; le strade asfaltate, le numerose attività commerciali, le case in muratura, gli abiti discreti ma eleganti che si oppongono ai ricordi di un’evidente miseria ed insicurezza burundese, mi hanno colpito e, in un certo senso, turbato. In Ruanda si costruisce e ricostruisce, in Burundi riemergono ed aumentano le richieste di aiuto ancora inascoltate. Perché? Cosa è successo in questi dodici anni durante i quali il Ruanda è riuscito a sorprendere mentre il Burundi non ci sorprende neanche più?
E’ di pochi giorni fa la notizia di nuovi attacchi ed assassini, anche di civili, a Bujumbura, la capitale del Burundi, a 13 anni dal genocidio, dopo una sorta di “accordo” di pace, dopo lo svolgimento di elezioni più o meno democratiche. Se, oggi, all’aeroporto di Kigali ritirano ogni busta di plastica visibile e la sostituiscono con borse ecologiche in seguito ad una disposizione governativa per prevenire l’inquinamento, e nel paese si sta sviluppando, seppur a piccoli passi, il turismo (per quanto opinabile), in Burundi non si va a fare i turisti, le strade sono non asfaltate e sempre più sporche, per quanto nei ristoranti si continui a mangiare brochette e banane fritte, la stessa pietanza con cui ho inaugurato il mio soggiorno ruandese.
Il Ruanda è sempre stato più presente nei media e nelle attività della comunità internazionale, soprattutto dopo il genocidio; la maggiore attenzione, protesa verso la ricerca di ciò che non ha funzionato, ha contribuito ad attirare investimenti e progetti di sviluppo che donano un’immagine del paese oggi ben diversa da quella precedente o immediatamente successiva al conflitto.
Tralasciando le questioni più strettamente politiche, Kigali è oggi una cittadina apparentemente tranquilla, dove si può restare comodamente seduti in qualsiasi ristorante a qualsiasi ora senza paura, o passeggiare tra i tanti mercatini e le numerose botteghe artigiane.
Di contro, in Burundi, gli interventi internazionali si sono focalizzati sulla missione di peacekeeping delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana, sul perenne stato di emergenza con tutto ciò che comporta, ma di strade asfaltate, di palazzi con più di un piano, di pali della luce se ne contano sulle dita di una mano. In Burundi domina ancora l’insicurezza e la paura, la paura che da un momento all’altro possa accadere nuovamente qualcosa; i burundesi non hanno fiducia nel futuro e sognano di scappare in Europa.
La mia permanenza in Ruanda durerà ancora per poco, tra meno di una settimana ripartirò per Bujumbura, ma ho ancora qualche giorno per conoscere qualcosa in più di questo paese. Domani andrò a Gisenyi, una provincia nord-orientale del Ruanda, e lì sarà ancora un’altra storia, altre impressioni, un altro racconto.
E allora KARIBU mes amis,
si riprende a viaggiare,
si va nell’Africa dalle mille colline !!
 

Postato da: LAfricanA a 17:54 | link | commenti (2)
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