Il prezzo dell'Africa, di occhi e dolore. Spari al termine del giorno, chi vende e chi si vende: armi e vite. Ciò che si vede e quel che resta è opaco. Una mano tesa, il mento rivolto verso l'alto: Dignità . Occhi contro occhi, flebili fiammelle, è BUIO! E poi il DOMANI! Storie Africane

Nome: LAFRICANA
"Abbiamo in prestito questo mondo per i nostri figli, non è che lo abbiamo ereditato dai nostri padri, allora ai nostri figli dobbiamo dire: Ti abbiamo voluto bene, ti abbiamo amato" (R.BENIGNI)
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Celui qui accepte le mal est tout autant responsable que celui qui le commet.
Celui qui voit le mal et ne proteste pas, celui-là aide à faire le mal.
(M.L.KING)
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E’ da molto che non scrivo,
lo sai,
è da quando sono ritornata.
Non l’ho quasi più riaperto ‘sto blog,
lo sai, e ti ringrazio per non aver detto nulla,
ti ringrazio per essere rimasta zitta ad ascoltare il mio silenzio.
La memoria, ….è cosi dolce e cosi cattiva!!
Ho avuto tante scuse per non scrivere, tante,
il tempo, gli esami, il corso di francese, il mio progetto di ricerca,
altre cose, cose altre, più importanti… più importanti??
In questi mesi cari amici hanno chiuso e riaperto blog, vecchi e nuovi, per cancellare, liberare, continuare, amare, ricominciare e tanto tanto altro ancora.
Il mio è rimasto, inerme, in questo spazio, a occupare pagine, a riempire attimi, senza il coraggio di ritornare né continuare.
In questi mesi… ho preso tante pause, i miei pensieri si fermano all’oggi.
Le pause…. sono indispensabili.
In questi mesi ho imparato tanto…
Ho imparato come nasce lo stato in Africa, come è degenerato verso l’autoritarismo,
ho imparato una cultura plurale, un diritto plurale, regole non scritte, sono entrata in un universo sopravvissuto a tentativi vari di modernizzazione, ho visto tanti partiti nascere e morire, uomini battersi per la libertà e la democrazia, guerre scatenarsi, fermarsi e riprendersi, vittime e rifugiati e politiche di reintegrazione, ho conosciuto il successo del Sud Africa, il fallimento del ruanda, della Somalia, del Congo….
Successi, fallimenti??
….quanto, quanto avrei potuto scrivere.
Ho pensato di postare i miei esami, i miei ‘imparati’, le teorie che fanno bene all’uomo bianco ed anche a me…
non l’ho mai fatto, il pensiero è durato poco.
Ah Africa Africa,
Non aveva senso ricominciare a raccontarti in questo modo, dopo l’ultimo anno, dopo averti un po’ vissuto, dopo averti tanto amato.
Il 17 febbraio riparto, ho il mio biglietto qui tra le mie mani.
Sarai contenta hein?
Penserai che è giunto il tempo…. Te l’avevo promesso,
e sei l’unica a cui mantengo le promesse
e lo sai.
E’ difficile ricordare,
la vita deve continuare, mi dirai…
si muore… è naturale, quando Dio vorrà, ….mi dirai.
Sei qui, sei viva, sei sana…. E la vita in fondo è bella, …. mi dirai
Lascia seppellire i morti,
piangi una notte intera, anche una settimana, e poi torna a cantare.

Al Centro sono tutti in piena attività, campi di lavoro per ricostruire le case distrutte durante la guerra, per aiutare volontariamente le famiglie più disagiate. Giovani di ogni etnia, religione, colore, classe sociale, s'incontrano per costruire il loro sogno di pace, di armonia e giustizia. Lavorano gratuitamente, in nome di quella solidarietà che abbiamo dimenticato, il premio è sentirsi partecipi, in prima linea, del processo di riconciliazione e ricostruzione.

...e poi sono belli, non sono belli? Ogni sabato al Centro c'è un concerto per accompagnare l'estate e i visitatori che accorrono numerosi da tutta Europa per guardare con i propri occhi 'il miracolo che nessuno credeva possibile', il luogo in cui hutu e tutsi, e non solo, s'incontrano e vivono insieme nella pace, dopo decenni di massacri.
Conoscere il proprio posto nel vasto movimento dell'universo. Adempiere per il meglio al ruolo attribuito ad ogni nascita, per quanto modesta sia. Sentirsi parte ricevente del gioco cosmico ma, soprattutto, far si che la danza sia bella. Noi privi di tutto, esposti all'inclememza del tempo, ci rivolgiamo dal fango della terra alla luce del cielo, chiedendo una piccola offerta che ci aiuterà a sopravvivere ancora un giorno, ma soprattutto ci otterrà rispetto, un attimo di attenzione e di amore senza paura, come ulisse a Ogigia, di ritornare nella comunità degli uomini. Lo sai ormai: niente è come sembra, tutto è in uno stato di evoluzione permanente. Le cause si perdono nelle conseguenze fino all'infinito, fino a che si scopre ciò che si è veramente. Tutto continua a funzionare malgrado l'apparente confusione. Resta salda nel centro del tuo cuore. Buon viaggio!
Buon viaggio nelle meraviglie della vita, nelle sue sorprese, nei suoi amori, nelle sue passioni, nei suoi cammini, nei suoi incontri,
buon viaggio a chi, abbandonandosi, avrà la fortuna di conoscere persone speciali, di vivere momenti indimenticabili, di amare anche solo per un minuto, un fiore, un tramonto, uno sguardo, una carezza
Buon viaggio a chi avrà la fortuna di saper aspettare, di godere del talvolta amaro far niente senza avere la sensazione di perdere tempo,
Buon viaggio a te Shurabi, mio dolce incontro inaspettatato, a te che, venuto dall'India, hai portato una carezza sulla mia guancia, un tenero sorriso sul mio volto, una calda fiducia nel mio cuore,
a te che non hai pronunciato tante parole con la voce, ma che trasmetti la tua spiritualità, la tua serenità e la tua forza costantemente al servizio degli altri e del tuo paese.
Grazie per quella carezza, Grazie per quello sguardo,
ci rivedremo!
Shurabi è un indiano che ha vissuto e lavorato con Madre Teresa a Calcutta dall'età di 13 anni. Alla morte della sua guida spirituale e di vita ha fondato un'associazione che si chiama Young Men Welfare Society, si occupa dei giovani, della loro istruzione e formazione. E' arrivato a Napoli all'improvviso, nel bel mezzo di un tour di 10 giorni in europa in visita ai suoi finanziatori, l'ho raggiunto appena saputo, è un uomo grande, robusto, con tanti capelli gonfi e grigi, una grande pancia, e un ampio sorriso, parlava poco Shurabi ma poneva tante questioni, ed io solo tante risposte con tante questioni rimaste nella mia mente ibernate. Ricordo con forza quel 'Vieni', ricordo il calore della mano che mi ha accarezzato il viso, quell'atteggiamento di chi sembrava non avere bisogno di tante spiegazioni, ed io stessa, ora, non riesco a far uscire altre, sempre poche, parole! Semplicemente indimenticabile.
Ciao caro, piccolo Jackson,
a quanto pare sei tornato a casa, sei tornato perchè ti sei reso conto di quanto grande e importante sia la tua vita, sei tornato perchè hai capito di poter sempre avere la possibilità di scegliere, tra il bene ed il male, tra un fucile e un sogno di pace,
sei tornato per ripartire di nuovo, perchè, purtroppo, dovrai pagare con un po' di amaro le conseguenze di riflessioni e consapevolezze arrivate in ritardo, dopo esserti bruciato e ubriacato di chiacchiere bizzarre,
ora sei costretto a nasconderti, e continui nella paura, nel buio di un berretto che ti copre gli occhi per non far riconoscere il tuo sguardo da triste soldato,
tra un po' ripartirai e rinascerai verso una nuova alba, e mi mancherai, e ridero' e piangero' come oggi in macchina, dinnanzi al tuo caldo e tenero addio, ridero' e tentennero' nel prenderti la mano augurandoti buon viaggio senza alcuna voglia di lasciarti andare via,
ti immaginero' come oggi, mentre ascoltavi il cd che ti ho regalato e danzavi dicendomi 'davvero non ti dimentichero mai', dicendomi 'ti scrivero tanto', dicendomi 'avevo tante cose da dirti ma ora non mi viene niente', dicendomi 'oggi ti faro ridere tanto cosi ricorderai questa giornata'
caro mio piccolo Jackson, sei cresciuto, sei diventato un uomo, un uomo che piange e guarda diritto negli occhi, che cade e si rialza con fermezza, un uomo che ha vissuto sempre come un bambino solo ma è andato avanti,
caro Jackson, oggi sei stato grande, so che farai fede alla tua promessa, so che un giorno, quando tornerai sorridente nel tuo paese, cercherai quel bambino che guardavi con pietà e tenerezza, quel piccolo orfano che ti ha ricordato tanto te, lo cercherai e lo terrai con te, e te ne prenderai cura perchè ora sai cosa significa avere cura di qualcuno, perchè ora sai cosa significa donarsi agli altri, guardare oltre se stessi, vivere nella vita di un altro ascoltando senza giudicare,
so che quando tornerai, da grande uomo, costruirai la tua casa per gli orfani, come mi hai promesso, e te ne prenderai cura e donerai amore come come ho fatto con te, come stai facendo con me, come sei capace di fare,
quell'amore che hai dentro senza averlo mai ricevuto, è pronto ad uscire, è pronto ad esplodere,
non dimenticare mai chi sei stato e da dove vieni, le lacrime ed i sacrifici, quando capirai di essere quel grande uomo che sei.
Buon viaggio, piccolo grande uomo, buon viaggio nella vita,
sarai con me sempre in ogni dove!

‘Sto per partire, voglio dirti arrivederci’ poi mi abbraccia forte, mi sorride, e voltandosi senza neanche guardarmi negli occhi mi dice ‘ti lascio nella pace’. Se ne è andato su per le montagne, con una granata in tasca, una piccola sacca sulle spalle, un impermeabile verde, tre pacchetti di biscotti e 5mila franchi burundesi, le ultime cose che gli ho donato.
Se ne è andato in un campo di addestramento per preparare la guerra, se ne è andato con le speranze e le paure di un ragazzo di vent’anni, con lo smarrimento di un bimbo cresciuto solo e in fretta, con la calma di un uomo rassegnato e la tristezza dei suoi neri e bellissimi occhi. Sono rientrata in casa, erano le 6 di mattina, ero stanca, vuota, confusa, forse triste, forse arrabbiata, con lui, con il mondo, con me stessa, per quello che non sono riuscita a fare, per il tempo che non ho avuto da trascorrere con lui. Sono rimasta a letto fino a mezzogiorno, volevo dormire ma non riuscivo a non pensare, e non riuscivo a pensare a nulla in particolare, mi scorrevano dinnanzi agli occhi i pochi momenti condivisi, i suoi sguardi, le sue parole dure e dolci, mi scorrevano dinnanzi agli occhi la vita che avrei voluto donargli e la gioia che non ha mai avuto, l’affetto che ha desiderato, i sogni, le richieste, i consigli. Pensavo alle sue telefonate serali per assicurarsi che stessi in casa e che stessi bene, quanto mi mancano, vorrei averlo qui per dirglielo, per dirgli quello che non gli ho mai detto, per dirgli che è un ragazzo giovane e forte, brillante e con tutta una vita davanti, vorrei averlo qui per abbracciarlo di nuovo, per dirgli ‘mi ritrovi nella pace’, per prenderlo per mano, per dirgli ‘ora ci sono io’.
L’ho portato ovunque potessi portarlo, al lago, ad un concerto, in un cabaret, volevo fargli assaporare la normalità che poteva avere; l’ho portato in un centro per ragazzi di strada e gli ho raccontato il mio dolore, volevo che uscisse fuori dal suo; gli ho fatto vedere un film sul coraggio dei sogni, volevo ne trovasse un po’ nei suoi; non ci sono riuscita, non è stato abbastanza, il tempo mi ha ingannato senza che potessi fare nulla, è partito all’improvviso senza che riuscissi a mettere insieme piani e idee per impedirglielo, non sono stata una brava sorella maggiore, avrei dovuto essere meno tenera. Prego il Signore perché lo protegga, prego che non faccia cazzate, prego che non uccida nessuno, prego che qualcuno fermi questa sciagurata guerra, che l’eco delle bombe e dei fucili sia solo il tam tam dei tamburi.
Siamo alla vigilia della Pasqua e alla vigilia di una nuova guerra, è quasi l’una di notte e il male per la vita rubata dalla bomba lanciata un paio di ore fa chissà dove, non mi fa dormire, è come se avessi visto anche la sua vita andarsene e avrei voglia di piangere, e correre per andarmelo a riprendere e portarlo qui, è come se fosse mio fratello, immagino mio fratello e sarebbe lo stesso dolore.
E’ rimasto orfano a causa della guerra del ‘93, quella che tutti chiamano ‘una guerra etnica’,viveva con un vecchio zio che non riusciva ad occuparsi di lui, non aveva più nessuno, quando l’ho conosciuto era disperato e arrabbiato. Nel ’93 era troppo piccolo per capire, ma ho paura che ancora oggi non sia abbastanza grande per farlo, è partito per uccidere, in nome di cosa? Della illusoria promessa di un futuro da ufficiale, di un po’ di soldi, di cosa? Lui è la stessa persona che un giorno, nel bel mezzo della lezione d’italiano, è scappata via con gli occhi gonfi di lacrime per non riuscire a sopportare ciò che aveva visto qualche istante prima: un poliziotto ubriaco che spara ad un bimbo di due o tre anni in pieno giorno; è la stessa persona che ha trascorso un pomeriggio ad ascoltare la tragica storia di un ragazzetto di strada e a cercare di consolarlo. Cosa sarà ora di lui? Cosa sarà di tutti quelli come lui, a cui la solitudine, la povertà, l’assenza di possibilità, donano in mano un fucile come unica prospettiva di un futuro? Jackson è partito mentre tutti qui vivono nell’attesa di quello che sta per succedere, vivono chiedendosi se questa è la pace, se anche i loro figli saranno condannati a quest’inferno, a camminare su ossa e cadaveri mangiati dai cani alla ricerca di un famigliare perduto, a seppellire morti senza nome e senza volto, se saranno dominati dalla rabbia e dalla vendetta di una violenza incancellabile e senza fine. Cosa diavolo mi resta da fare? Spero che ricordi le mie parole, spero che ricordi i nostri giochi, spero che ricordi le chiacchiere sulla vita e sui sogni, spero che, se un giorno si troverà a guardare colui che pensa essere un nemico negli occhi, lo abbracci e gli dica ‘ti lascio nella pace’!
Ho come l'impressione che il Burundi sia più povero di quando l'ho visitato l'ultima volta, nel 2005
Ah si si si, lo è, non vedi tutto quello che sta succedendo, il miracolo di Kamenge è come faccia questa gente a sopravvivere. Hai mai visto qualcuno mangiare il carbone per mitigare i morsi della fame?
No, davvero??
Si si si, io li ho visti, l'ultima una donna, qualche giorno fa, e proprio qui a Kamenge. Sono poveri, poverissimi, e con tutte le inondazioni che ci sono state quest'anno all'interno del paese è ancora peggio!
Sai, stamattina la giornata è cominciata davvero male, un ragazzo che lavorava al Centro, un artista, è morto di Aids, lo conoscevano tutti, erano tutti provati. Aveva perso moglie e figlio poco meno di un anno fa, e non aveva mai ammesso la sua malattia....
Ah si si si, l'ho saputo, è grave ma è la vita, era irriconoscibile poverino, è morto di tubercolosi, non riusciva nè a parlare nè a sentire, ieri sera l'ho visto per l'ultima volta, aveva gli occhi della morte, l'avevo pensato che sarebbe partito presto.
E quella bambina che è stata ritrovata sulle riva del fiume, hai notizie?
chi? ah quella piccoletta che hanno abbandonato, no, non so, sarà dalle suore di Calcutta, ultimamente ci sono tante storie simili, qualche giorno fa una coppia senza figli, ha ritrovato davanti la porta di casa un fagottino, è stato un dono del signore. In fondo, meglio questo che l'aborto, qui a causa degli aborti illegali ne muoiono tante eh, Dio solo lo sa!! Ma perchè tu non hai mai visitato l'orfanotrofio delle suore di Calcutta?
No, mai, dov'è? vorrei tanto andarci!!
si si si, qualche volta ti porto, è a Gatumba. eh ma tu da li non te ne vai più, quei piccoletti ti si aggrappano addosso e non ti lasciano più, e poi sono tanti tanti, troppi, e voi li in europa fate tanto casino per un referendum sulla fecondazione artificiale?? Falli venire tutti qui quelli che buttano i loro soldi in esperimenti, che li sperimento io!!
Senti, e per quella storia li del ragazzo che vorrebbe andare a scuola ma non ha i soldi, e a cui ho proposto di lavorare per non elemosinare, quando te lo faccio venire?
Ah, quando vuoi, anzi domani alle 13.30, prima che esca per andare al centro che si occupa dei bambini denutriti, sono arrivati a 600 al giorno ormai, bisogna costruire altre case. si, ma lui che sa fare?? Mica è un altro di questi che vogliono fare i cittadini, che non hanno un soldo in tasca e vanno in giro col cellulare e poi chiedono da mangiare di casa in casa? Ah voi europei....
noi europei?? manco se tu fossi altro!! Basta con queste generalizzazioni alla burundese, ...voi bianchi, voi europei, ...e noi poveri neri, non è giusto!!
...voi europei, li state rincogliendo 'sti ragazzi, marionette che fanno la brutta imitazione di Eminem e dei 50cent, e poi chi so questi, boh!! e la loro cultura, e la loro musica... e tu con sto francese e i corsi di lingua, ma che pensi di fare, impara il Kirundiiiiii, se vuoi parlare con loro impara il kirundiiiiiii
Eh, magari!!
Akira,
eh?
Akiraaaa, l'accendino, me lo passi o no??
ah, scusa...
Murakoze
Gushima
Nagasaga, injoroyiza
ah, questa la so... Nawe! Grazie per la chiacchierata, naejo
Egoooo, naejo
E’ da un po’ che non scrivo, ma è da un po’ che ne sento il bisogno, quest’ultimo periodo è stato molto delicato e pieno, la situazione nel paese non è delle più rosee, e le storie che ascolto, le richieste di aiuto, non sono sempre facili da supportare e sopportare, ma oggi non voglio tristezze, non voglio tragedie, voglio portarvi, per un attimo, nel mio sogno, nella bellezza di questa terra, nonostante tutto, nelle emozioni del moi cuore, nonostante il dolore e la malinconia. Lo scorso fine settimana sono stata a Muramvya, la provincia delle ‘capitali reali’, la provincia dei re e dell’antico potere monarchico, un posto da sogno, di una pace ed una tranquillità che, per chi, come me, arriva dalla periferia urbana di Kamenge, la più colpita dalle guerra, caotica, un formicaio di gente ammassata, sembrava quasi irreale, ed ancora più irreale diveniva la consapevolezza della guerra, l’immagine di gente trasformata in lupi. Il silenzio di quelle verdi colline, tradite da soffi di risate di bambini, la sollecitudine di contadini ed allevatori presi nel loro lavoro, avvolti da calma e tempo, il gioco di sguardi, di volti che distolgono l’attenzione dal terreno per accogliere e sorprendere gli stranieri nel loro gesto più inconsueto, senza una parola, senza un movimento brusco e fuori luogo, solo piccoli gesti, spruzzi di fierezza, riti di brevi e intense condivisioni, tutte immagini impresse, fisse nel cuore e dopo nella mente. Strano pensare che quel paradiso fosse stato un inferno, che quella gente sia sia svegliata una mattina per sporcare la pace della loro terra di sangue. ‘Come è stato possibile ? Non riesco ad immaginare violenza nei gesti di queste persone’- ho chiesto al mio accompagnatore. ‘La guerra ha creato lupi, la gente è stata corrotta, non riesco a trovare spiegazioni’- mi ha risposto. Abbiamo seguito un sentiero di campagna, tra case nascoste da cespugli, occhi di bimbi che spuntavano curiosi da ogni porta, piccole capre che saltellavano, era quasi tramonto quando siamo giunti a destinazione: un’abitazione tradizionale, circondata da un recinto e coperta da foglie di banana, un simpatico giovanotto di 103 anni, ed una simpatica signora di 87, bellissimi! Non sembravano segnati dal tempo, ma fuori da esso; lui si perdeva nei vestiti per la sua magrezza, i suoi occhi di tanto in tanto sparivano nel suo cappello di paglia troppo grande per il suo esile e profondo viso, ‘è lei che mi tiene giovane e forte’ dice. Li è la sua donna, quella della vita, quella che si prende cura oggi come ieri di un uomo che è stato un grande capo, che ha combattuto per il re in Congo prima della colonizzazione, e poi con i tedeschi contro i belgi durante la I° Guerra Mondiale, i tratti del suo volto tradiscono una bellezza passata ma ancora fresca, la sua stazza una forza tipica delle donne dei grandi uomini. Sembravano usciti da un film che avevo sempre sognato di vivere, ho ascoltato le storie di un vecchio saggio africano sotto un albero di banane, in compagnia di una birra di sorgo, sono stata scelta come sua fidanzata, sono stata oggetto di un rito di prosperità e benessere, accompagnata da preghiere e benedizioni. Ho pensato a mio nonno, alle sue storie di guerra e di pace, in fondo non sono tanto diverse, la nostalgia dei bei tempi era la stessa, l’ orgoglio del poter raccontare anche, ho visto decenni e decenni scorrere davanti ai miei occhi chiusi per poter provare a vivere solo per un attimo quelle parole. Era buio quando Terence ci ha quasi cacciato da casa perchè era ora del fuoco e della nanna, dopo aver ‘ordinato’ alla sua donna di accompagnare gli ospiti; era buio, completamente buio quando ho ripercorso lo stesso sentiero di campagna mentre quella donna meravigliosa mi teneva sotto il suo braccio per non farmi cadere e mi raccontava chissà cosa nella sua lingua; era buio quando continuavo a dire si con la testa e con lo sguardo come se capissi tutto, credo che fossero continui grazie, continue benedizioni, continui auguri di ogni bene; era buio quando continuavamo ad incontrare gente per strada che si dissolveva in piccole grida di stupore ogni volta che accennavo parole in kirundi; era buio quando quella pace, quel silenzio, quel sapore di vita mi è entrato nelle ossa e nel cuore, non potro’ mai dimenticare! Murakoze Cane

Inter medium montium pertransibunt aquae – le acque passeranno attraverso le montagne.
….e silenziose scaveranno e plasmeranno e modificheranno irrimediabilmente, in un perseverante movimento in cui ogni goccia è indispensabile!
Eravamo con la pioggia e senza elettricità, eravamo con la paura e la diffidenza, eravamo spaesati e con linguaggi diversi, eravamo soli e senza troppa pazienza. Il tempo scorreva al ritmo di quelle migliaia di gocce d’acqua, io sorvegliavo la mia borsa e non capivo i loro movimenti, e loro fissavano la mia auto e la mia telecamera ed era come se di me ci fosse solo quello.
Attendevo che arrivasse il gruppo salsa, avevano promesso che avrebbero danzato per loro, era la giornata per i diritti dei bambini, e si poteva dire che i bambini avevano diritto ad avere dei genitori, ad andare a scuola, a giocare e a sognare, a ridere e mangiare caramelle; si poteva dire ma non l’ho detto, ho detto solo che era la giornata per i diritti dei bambini e che loro anche erano dei bambini, e che loro anche dovevano essere ricordati e festeggiati. Si poteva dire che i bambini non devono lavorare, che non devono essere picchiati, che hanno il diritto di essere ascoltati, di avere una casa; si poteva dire ma non l’ho detto, ho detto solo che era la giornata per i diritti dei bambini ma che non potevo offrire loro un lavoro o una casa, non potevo fare promesse e regalare false illusioni, ho detto che potevo donare un po’ di amicizia e un po’ del mio tempo, che potevo ascoltare della musica e danzare con loro, che potevo dare una mano solo per stringere la loro.
“Io ho dell’odio dentro. Io ho dell’odio dentro perchè sono orfano, perché sono cresciuto per strada e nessuno ha mai avuto cura di me, perché sono stato picchiato, perché sono stato in prigione, perché tanti visitatori vengono e sorridono e poi ripartono ed io sono sempre qui, perché non ho fiducia di nessuno, e tra un po’ mi cacceranno da qui perché sono grande e tornerò per strada e allora sarò irrecuperabile!”
Io, invece, ho del dolore dentro, e della paura, dell’impotenza e della rabbia, ma anche della volontà, e dell’incapacità di dimenticarli e abbandonarli. Sono 105, tra i 7 ed i 30 anni, presi dalla strada ed obbligati a vivere in un centro governativo ai margini della società, fumano maryuana e rubano, molti sono stati in prigione, molti sono orfani, altri non sanno dove siano i propri genitori, non sono mai andati a scuola, non parlano francese, sono aggressivi verbalmente e lo sono anche fisicamente tra loro, sono delusi, soli, tristi e amareggiati, diffidenti. “I responsabili del centro in cui ci costringono a vivere ci odiano”, in più se ne fregano!! Ieri erano presenti il direttore ed il Vice-Direttore solo perché ho detto che sarebbe venuto un inviato di una radio locale, solo perché avevano paura anche loro. Era un’occasione importante, era la prima volta, il primo contatto, non avevo molte strade, se non fossi riuscita a strappare un sorriso e a conquistare un pezzettino del loro cuore mi sarei bruciata ogni carta, avrei disfatto il mosaico prima ancora di cominciarlo. E’ stata dura, ma Christian è stato bravissimo; ha utilizzato tute le sue energie e le sue capacità comunicative da bravo giornalista, ha utilizzato il loro gergo, quello della strada, urlava “siete delle nullità, non volete partecipare con noi perché siete dei vigliacchi, perché non siete all’altezza”. Ho pensato fosse impazzito e invece ha funzionato, erano inkazzati viola, sono entrati nella sala preparata per loro e per lo spettacolo solo per motivi di orgoglio, poi, però, hanno cominciato a parlare del loro odio, hanno spiegato le loro motivazioni, hanno scherzato, abbiamo ballato, cantato, in una parola comunicato. E’ stata un’emozione intensa, indescrivibile, una piccola vittoria: erano talmente contenti che non volevano lasciarci andar via. Mi hanno ringraziato e non potevo crederci, mi hanno chiesto di tornare, mi hanno preso la mano, mi hanno……fatto piangere come una bimba!! Sono andata via e mi hanno accompagnato fino alla strada principale, sorridevano, avevano lo sguardo felice e divertito, forse un po’ stupito.
Coraggio, mi sono detta. Qui autem timet, non est perfectus in caritate – chi ha paura non sa amare (San Giovanni Apostolo).
Coraggio, mi sono detta, non puoi far rispettare i loro diritti ma puoi donare l’amore che puoi, le energie che puoi, le capacità che puoi.
Se non ci sono difficoltà, le nostre occupazioni non hanno attrattiva umana, né soprannaturale. Se, nel piantare un chiodo nel muro, non trovi resistenza, che cosa ci potrai mai appendere? (Forgia, Josemarìa Escrivà).
Coraggio, è l’amore la soluzione!

Resterei volentieri a letto oggi, soprattutto perché fuori piove e sembra non voler lasciare tregua, e ancor di più perché ho un terribile mal di gola che non mi ha lasciato dormire stanotte. Stamattina sono stata svegliata dal rumore di una sega, ho sbirciato fuori alquanto stanca ed innervosita con la tentazione di urlare: Ma insomma che modi, a quest’ora e con gente che dorme!!, ma ho intravisto Patrice, il nostro cuoco, appeso ad un albero che canticchiava. Mi ha fatto l’occhiolino ed ha accennato un sorriso. Ho chiuso la tenda ed ho riso tra me e me, per un attimo ho dimenticato la stanchezza ed il mal di gola, ho guardato l’orologio e ….cacchio era tardissimo: le 8.00!! Qui la vita comincia alle 5.00 di mattina, alle 5.30 sono già tutti per strada, chi lavora, chi beve, chi si lascia prendere dal dolce far niente, dal bighellonare senza meta, o da interminabili discussioni senza capo né coda che termineranno solo con l’arrivo della notte, cioè verso le 18:00.
Alle 8.30 avrei dovuto essere alla radio, per la mia consueta trasmissione del mercoledì, ma proprio non riuscivo ad alzarmi dal letto, chiamo Chri per scusarmi ed avvisarlo che non sarei andata, ma non sono riuscita a tenermi le sue provocazioni, anche se scherzose, sui muzungu (i bianchi) che non rispettano gli impegni, che dormono tanto e che fanno quello che vogliono. Mi sono alzata, preparata in tutta fretta, ho corso sotto la pioggia ed ho preso il primo bus per il centro. Tutti mi guardavano e ridevano, una muzungu nel bus, avranno pensato tutti che fossi l’unica muzungu povera di Bujumbura. Ho chiesto di sintonizzare la radio sulla frequenza di Isanganiro, ed ho ascoltato Chri che faceva battute sul mio ritardo giustificandolo con il fatto che avevo preso un bus burundese e non un elicottero personale, ribadendo che non ero una ‘babilonese’ ( che nel suo gergo significa una viziata borghese), e sollecitando l’autista del bus a darsi una mossa. E’ stato uno dei momenti più esilaranti della mia vita, la gente nel bus aveva ormai compreso tutta la storia e rideva di gusto, bisbigliava, faceva battute, mentre l’autista era combattuto tra l’esigenza di guadagnare e fermarsi ogni 30 secondi per ammassare gente, e quella di trasportare la neo-star-muzungu il più presto possibile sperando in una lauta ricompensa. Li sollecito a fare il loro normale lavoro, mentre tutto l’autobus vibrava al ritmo salsa della trasmissione radio e alle note sdolcinate dell’ultima canzone di Eros Ramazzotti. Scene da film comico-americano, cioè incredibili!!
Quando arrivo in centro erano già le 9.10, avevo 20 minuti di tempo. Comincio a correre con tutti che mi salutavano e mi facevano spazio, piombo tutta sudata in radio e dico: Ei muessi (neri), chi è allora la muzungu rugereka (cioè il colono bianco, l’invasore, e robe simili)?? Ridevano tutti mentre raccontavo nel mio triste francese la storia della musungu nell’animato bus. All’uscita dalla radio mi ritrovo 5 o 6 persone arrivate per dirmi che non sono una muzungu, che sono burundese, ecc. Chri era piegato in due dalle risate, ed io piangevo dal ridere, ci avevano preso sul serio, ed erano venuti per difendermi, pazzesco ragazzi. Il risultato è che tra risate e pioggia e tutto quello che è successo dopo, ci ho rimesso la voce, la gola e il sonno, ma chissenefrega, per la prima volta sono riuscita a prendere in giro i mweussi ( i neri) più di quanto loro facessero con me povera musungu (bianca), è stato molto bello sentirmi un po’ tra loro!!