Il prezzo dell'Africa, di occhi e dolore. Spari al termine del giorno, chi vende e chi si vende: armi e vite. Ciò che si vede e quel che resta è opaco. Una mano tesa, il mento rivolto verso l'alto: Dignità. Occhi contro occhi, flebili fiammelle, è BUIO! E poi il DOMANI! Storie Africane

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"Abbiamo in prestito questo mondo per i nostri figli, non è che lo abbiamo ereditato dai nostri padri, allora ai nostri figli dobbiamo dire: Ti abbiamo voluto bene, ti abbiamo amato" (R.BENIGNI) ****************************************** Celui qui accepte le mal est tout autant responsable que celui qui le commet. Celui qui voit le mal et ne proteste pas, celui-là aide à faire le mal. (M.L.KING)

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martedì, 07 agosto 2007
Dove stiamo andando!!

Lo sviluppo...
Qualcuno una volta mi ha detto che quando intorno c’è solo buio l’unica cosa da fare è sedersi e attendere l’alba, ma quando il cuore è caduto in un bicchiere di rum non è giusto sedersi e lasciarlo annegare, altrimenti quell’attesa dell’alba si trasforma in una nuova notte e nell’attesa solo di essa per chiudere gli occhi e fermare la mente.
Quante albe ho atteso nella notte africana, e quanti giorni ho lasciato cadere per spegnere quella luce, quei colori, quelle grida, quegli occhi, per non vedere più quella devastazione e non dover più pensare al giusto e sbagliato, ai perché e ai come.
Il mondo è malato, sì il mondo è malato e l’intelligenza è in stand-by, sembra che una sorta di pazzia e di cecità si stia impossessando di tutte le meraviglie che l’uomo ha creato e di tutta la meraviglia dell’uomo. E poco importa che sia l’Africa o l’Europa, è l’identità dell’uomo ad essere messa in discussione, cioè la sua stessa esistenza come dignità e diritto alla vita sulla terra, uguale per tutti ed in bilico per tutti.
Il filo che ci tiene legati è uno, e lo stesso quello che appende differenze, identità, religioni, instabilità, pregiudizi, giudizi di valore alla vetrina di uno dei più grandi centri commerciali anziché al chiodo della cantina. Quando cominceremo a comprendere che le nostre esistenze sono legate, e nell’attuale mondo globalizzato ancora di più, che sfruttare incondizionatamente l’oggi perde nel domani, negli occhi smarriti e spavaldi di quei bambini che non vogliamo mettere al mondo chiedendoci che futuro avranno. Anche in Africa le nuove generazioni desiderano meno figli, perché il ritmo di vita è cambiato pur essendo la povertà sempre la stessa o peggiore, non si vuole più lavorare nei campi, né vivere nelle campagne, soprattutto in queste nuove, gigantesche metropoli dove vecchio e nuovo cozzano di continuo, come la crescente disparità tra i pochi sempre più ricchi ed tanti sempre più poveri, dove piccoli e grandi borghesucci giocano a fare gli intellettualoidi o i manager, preferendo restare a casa in attesa di un posto in ufficio piuttosto che spaccarsi la schiena nei campi ed essere additati come quelli della campagna, i paysans, i contadini. L’immagine sociale conta più dell’essere sociale, e l’auto grande, il telefonino, il jeans all’ultima moda indicano chi scegliere come marito o semplicemente come amico, rappresentano l’aspirazione di ogni giovane studente, l’accessorio del potere, la garanzia di una vita migliore. Ange, una ragazza di origine ruandese incontrata un giorno in bus mi ha detto: ‘io non potrei mai avere un ragazzo senza macchina, non amo spostarmi a piedi, che me ne faccio di uno senza soldi, che vita potrei avere accanto a lui?’. Ecco dove sta andando la presunta solidarietà africana, lo spirito comunitario che continua ad esistere solo nell’immaginario europeo, ed il mito del selvaggio buono e generoso solo in quello del cinema coloniale. La comunità africana è una comunità di sopravvivenza, la comunità delle grandi metropoli africane è individualista, invidiosa, competitiva, sfruttatrice; la nuova borghesia chiude gli occhi dinnanzi a fratelli che muoiono di fame, si barrica in casa per paura dei ladri, si nasconde dietro alte mura di cinta per allontanare sguardi indiscreti dai loro beni. Il nuovo popolo della periferia è disperato e ammassato, senza un soldo per una fanta ma equipaggiato di telefonino, desideroso di farsi amico il primo bianco a cui succhiare qualche litro di birra e qualche serata in discoteca ‘en ville’.
L’identità, se davvero ne esiste soltanto una, gioca tra mondi diversi che si assomigliano, tra sentimenti che sono gli stessi ma più forti ed accentuati nella globalizzazione africana, in cui modernità e tradizione non sono mescolate ma contrapposte e ben individuabili, si sovrappongono e l’una resiste all’altra esaltandone spesso i soli aspetti negativi. Resiste la chiesa cattolica come resistono i riti tradizionali, si esce dalla chiesa e si va dallo stregone, e nel frattempo proliferano sette di ogni tipo che inneggiano ad un Dio negro e ad un figlio di Cristo nato in Congo. Piccoli comitati di lavoratori sognano un capo nero, un Consiglio di Sicurezza Onu nero, ma poi abbassano gli occhi dinnanzi alle frustrazioni dei capi bianchi che pagano bene ma sono pronti a condannare il responsabile locale come colpevole appena non tornano i conti, e non rinunciano a mangiare i soldi della comunità internazionale con la scusa che bisogna stare bene per aiutare gli altri.
Aiutare gli altri…. questi poveri africani a cui costruiamo latrine lasciando che continuino a urinare sui muri, costruiamo scuole sorvolando la carenza di insegnanti e libri, giusto per metterci un bel cartello ‘latrina costruita da..’ o ‘ scuola costruita da..’. Le contraddizioni della cooperazione, del volontariato, ma non solo, lo specchio della confusione e dell’incertezza del mondo in cui viviamo da cui esitano ad uscire leaders e soluzioni.
In Africa ho ritrovato tutte le contraddizioni del nostro tempo, esasperate dallo scimmiottamento di culture e stili di vita imposti dall’esterno, dal continuo Noi salvatori e Loro poveracci, all’interno di un legame coloniale e di assoggettamento che non è mai stato spezzato. Noi continuiamo a credere che il nostro sia l’unico sistema possibile e loro continuano ad annuire con la testa solo per avere aiuti e finanziamenti.
 
So solo criticare, sì purtroppo so solo criticare, e spesso fuggo con la sensazione che non ci sia nulla da fare, che andrà sempre peggio, che l’Africa come il mondo intero è in un baratro, ma poi resto, o ritorno, pensando che è sempre meglio di niente, chiedendomi quale sia il mio mondo e ritrovando a casa, tra amici e conoscenti, in fondo gli stessi problemi africani. Giovani che pensano dove sarà e come sarà la loro vita, che abusano di alcol e droghe, di corse pazze in macchina, senza miti né certezze, giovani che sono gli stessi in Africa come in Europa, la nuova generazione al varco, sul ciglio di un mondo strano, in bilico, dove essere diversi significa essere pazzi, essere giusti o sbagliati, essere da una parte o dall’altra.
In tutto il mondo ci si continua a domandare chi si è e da dove si viene, sullo sfondo dei sempre più numerosi e gettonati libri sull’identità, lo scontro di civiltà, quello di religione, forse sarebbe più giusto chiedersi dov’è che si sta andando.

Postato da: LAfricanA a 08:05 | link | commenti (8)
dal mondo, contraddizioni

mercoledì, 18 gennaio 2006
Scandalo del lusso?

Mi piacerebbe si pensasse a questa sezione come l'altra faccia della medaglia. Non sento di poter parlare di cultura africana o di quanto avvenga in quel continente per l'inadeguatezza del contenuto che il mio contributo potrebbe avere, ma si ho un'idea di quanto succede nel "nostro mondo" e su come la nostra società agisce. E credo sia interessante mettere a confronto tutto ciò con quanto si legge nelle pagine di Occhi e Spari. Contrasto stridente e prospettive assolutamente differenti, ma in fondo un modo diverso di raccontare la stessa storia. Per capire meglio ciò di cui vi sto parlando, vorrei riportare una parte di un articolo comparso sul Financial Times del 14 gennaio (pagina 8).

(...) "Beirut, Libia e Siria sono incluse in alcuni dei più popolari viaggi offerti dalle più lussuose linee da crociera statunietnsi, visto che "attempati", benestanti viaggiatori cercano sempre più frequentemente esperienze uniche in cui spendere la loro ricchezza. Crystal Cruises la prossima settimana darà inizio alla sua crociera della durata di 106 giorni intorno al mondo con l'inaugurazione di una nuova fermata a Tripoli, Libia, nel tragitto tra Dubai e Roma. Il lungo viaggio, che può costare fino a 600$ al giorno per passeggero, registra il tutto esaurito." (...)

Leggendo queste parole credo possano scaturire due tipi di reazioni: la prima connessa ad un senso quasi di invidia per una vacanza da sogno, posto che si ritenga favoloso rimanere 106 giorni confinati su una nave per esplorare il mondo (ma conoscere il mondo vuol dire realmente questo?); la seconda si colora di vari sentimenti che includono da un lato la vergogna e dall'altro la rabbia, percependo un vago senso di ingiustizia, di irresponsabilità sociale e di esaltazione dello spreco.... Ovviamente ognuno è libero di pensare come crede e ciò che vuole, ma il paragone con chi 600$ non li percepisce neanche in un anno, con chi non può permettersi 106 giorni di ferie perchè troppo impegnato a sopravvivere e con chi dedica il suo tempo ad aiutare gli altri, permette forse dubbi su come reagire a questo "scandalo del lusso"?

Postato da: neerbuli a 14:26 | link | commenti (21)
dal mondo

sabato, 17 dicembre 2005

Qualcuno lo sa che le truppe USA sono ancora in Sud Corea dal 1953? USA non caschi blu dell'ONU.

In nome di cosa?

Qualcuno lo sa che la popolazione coreana e' atterrita perche' i soldati USA si rendono colpevoli di violenze e stupri?

Forse qualcuno ce lo dovrebbe dire!

Postato da: fontiere a 15:00 | link | commenti (2)
dal mondo