Il prezzo dell'Africa, di occhi e dolore. Spari al termine del giorno, chi vende e chi si vende: armi e vite. Ciò che si vede e quel che resta è opaco. Una mano tesa, il mento rivolto verso l'alto: Dignità. Occhi contro occhi, flebili fiammelle, è BUIO! E poi il DOMANI! Storie Africane

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"Abbiamo in prestito questo mondo per i nostri figli, non è che lo abbiamo ereditato dai nostri padri, allora ai nostri figli dobbiamo dire: Ti abbiamo voluto bene, ti abbiamo amato" (R.BENIGNI) ****************************************** Celui qui accepte le mal est tout autant responsable que celui qui le commet. Celui qui voit le mal et ne proteste pas, celui-là aide à faire le mal. (M.L.KING)

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lunedì, 10 marzo 2008
Scusa questo sfogo...

Lo sanno tutti, ormai. E' solo una questione di tempo, prima che qualcuno si giustifichi dicendo 'non lo sapevamo, non abbiamo potuto fare nulla', ed il passato ritorna impietoso come sempre.

Tutti sanno, ormai, che il governo ha armato degli ex-ribelli e compilato una lista di gente da fare fuori, tutti lo sanno che hanno già cominciato, e che spesso sbagliano casa, o macchina, e donne muoiono con gli occhi sbarrati, stringendo i loro piccoli.

Tutti sanno, che il governo ha in programma di scatenare un gran casino per ritardare le elezioni e mangiare un altro po' di soldi, tutti sanno che le insegnanti violentate un po' ovunque nel paese dai loro studenti sono le prime vittime innocenti di un potere che attua la strategia dell'intimidazione e del terrore per ammotulire tutti.

Tutti sanno che aerei carichi di armi arrivano dal Sudan e che un giornalista che ha avuto l'imprudenza di recarsi sul posto per svolgere il suo lavoro è stato picchiato a sangue dalla polizia.

Tutti sanno che i parlamentari dell'opposizione hanno denunciato le continue violenze e le continue minacce di morte nei loro confronti all' ufficio delle Nazioni Unite in Burundi, chiedendo protezione. Da giorni aspettano ancora una reazione.

Tutti sanno che il governo nigeriano e quello burundese stipulano contratti fantasma per barili di petrolio che non arrivano mai a destinazione e si dividono milioni.

...e gli amministratori di quartire all'opposizione cercano di lasciare il paese se possono. In due giorni due persone mi hanno chiesto di aiutarli a scappare. Sono minacciati di morte ed hanno paura.

E' grave, è molto grave, e nessuno apre bocca per fermare ciò che non deve più accadere. Un funzionario delle Nazioni Unite in Burundi si è licenziato, per l'amarezza e l'impotenza di dover lavorare per conto di gente che se ne frega della vita di serieB di un burundese.

Tutti dicono che i funzionari delle Nazioni Unite sono qui solo per la valanga di soldi che finisce nelle loro tasche.

Che vergogna, ho vergogna di far parte di questo mondo.

Eppure era prevedibile, un gruppo di ribelli che ha ammazzato per anni non diventa un partito politico in pochi mesi, la trasformazione, se possibile, è troppo lunga e delicata. Eccoli che, alla prima difficoltà, hanno ripreso la strada della violenza.

Il Cndd-Fdd, il partito al governo, sta facendo rivoltare il paese su stesso. Ci sono liste, e prove, e evidenze,  che ho visto coi miei occhi, che smonterebbero il diritto di un governo legittimamente eletto ad essere considerato come tale.

Un governo di assassini e di complici sileziosi per codardia, non è un governo legittimo. Le regole internazionali non funzionano!!

Spero che qualcuno legga, e s'inkazzi almeno un quarto di quanto sarebbe necessario per fermare questa vergogna e questa assurda e assassina indifferenza, e che mi scusi per questo sfogo!!

Postato da: LAfricanA a 21:16 | link | commenti (9)
rabbia, contraddizioni

sabato, 26 gennaio 2008
Torna a cantare

E’ da molto che non scrivo,

lo sai,

è da quando sono ritornata.

Non l’ho quasi più riaperto ‘sto blog,

lo sai, e ti ringrazio per non aver detto nulla,

ti ringrazio per essere rimasta zitta ad ascoltare il mio silenzio.

La memoria, ….è cosi dolce e cosi cattiva!!

Ho avuto tante scuse per non scrivere, tante,

il tempo, gli esami, il corso di francese, il mio progetto di ricerca,

altre cose, cose altre, più importanti… più importanti??

In questi mesi cari amici hanno chiuso e riaperto blog, vecchi e nuovi, per cancellare, liberare, continuare, amare, ricominciare e tanto tanto altro ancora.

Il mio è rimasto, inerme, in questo spazio, a occupare pagine, a riempire attimi, senza il coraggio di ritornare né continuare.

In questi mesi… ho preso tante pause, i miei pensieri si fermano all’oggi.

Le pause…. sono indispensabili.

In questi mesi ho imparato tanto…

Ho imparato come nasce lo stato in Africa, come è degenerato verso l’autoritarismo,

ho imparato una cultura plurale, un diritto plurale, regole non scritte, sono entrata in un universo sopravvissuto a tentativi vari di modernizzazione, ho visto tanti partiti nascere e morire, uomini battersi per la libertà e la democrazia, guerre scatenarsi, fermarsi e riprendersi, vittime e rifugiati e politiche di reintegrazione, ho conosciuto il successo del Sud Africa, il fallimento del ruanda, della Somalia, del Congo….

Successi, fallimenti??

….quanto, quanto avrei potuto scrivere.

Ho pensato di postare i miei esami, i miei ‘imparati’, le teorie che fanno bene all’uomo bianco ed anche a me…

non l’ho mai fatto, il pensiero è durato poco.

Ah Africa Africa,

Non aveva senso ricominciare a raccontarti in questo modo, dopo l’ultimo anno, dopo averti un po’ vissuto, dopo averti tanto amato.

Il 17 febbraio riparto, ho il mio biglietto qui tra le mie mani.

Sarai contenta hein?

Penserai che è giunto il tempo…. Te l’avevo promesso,

e sei l’unica a cui mantengo le promesse

e lo sai.

E’ difficile ricordare,

la vita deve continuare, mi dirai…

si muore… è naturale, quando Dio vorrà, ….mi dirai.

Sei qui, sei viva, sei sana…. E la vita in fondo è bella, …. mi dirai

Lascia seppellire i morti,

piangi una notte intera, anche una settimana, e poi torna a cantare.

 

Postato da: LAfricanA a 22:46 | link | commenti (7)
incontri, emozioni, contraddizioni

martedì, 07 agosto 2007
Dove stiamo andando!!

Lo sviluppo...
Qualcuno una volta mi ha detto che quando intorno c’è solo buio l’unica cosa da fare è sedersi e attendere l’alba, ma quando il cuore è caduto in un bicchiere di rum non è giusto sedersi e lasciarlo annegare, altrimenti quell’attesa dell’alba si trasforma in una nuova notte e nell’attesa solo di essa per chiudere gli occhi e fermare la mente.
Quante albe ho atteso nella notte africana, e quanti giorni ho lasciato cadere per spegnere quella luce, quei colori, quelle grida, quegli occhi, per non vedere più quella devastazione e non dover più pensare al giusto e sbagliato, ai perché e ai come.
Il mondo è malato, sì il mondo è malato e l’intelligenza è in stand-by, sembra che una sorta di pazzia e di cecità si stia impossessando di tutte le meraviglie che l’uomo ha creato e di tutta la meraviglia dell’uomo. E poco importa che sia l’Africa o l’Europa, è l’identità dell’uomo ad essere messa in discussione, cioè la sua stessa esistenza come dignità e diritto alla vita sulla terra, uguale per tutti ed in bilico per tutti.
Il filo che ci tiene legati è uno, e lo stesso quello che appende differenze, identità, religioni, instabilità, pregiudizi, giudizi di valore alla vetrina di uno dei più grandi centri commerciali anziché al chiodo della cantina. Quando cominceremo a comprendere che le nostre esistenze sono legate, e nell’attuale mondo globalizzato ancora di più, che sfruttare incondizionatamente l’oggi perde nel domani, negli occhi smarriti e spavaldi di quei bambini che non vogliamo mettere al mondo chiedendoci che futuro avranno. Anche in Africa le nuove generazioni desiderano meno figli, perché il ritmo di vita è cambiato pur essendo la povertà sempre la stessa o peggiore, non si vuole più lavorare nei campi, né vivere nelle campagne, soprattutto in queste nuove, gigantesche metropoli dove vecchio e nuovo cozzano di continuo, come la crescente disparità tra i pochi sempre più ricchi ed tanti sempre più poveri, dove piccoli e grandi borghesucci giocano a fare gli intellettualoidi o i manager, preferendo restare a casa in attesa di un posto in ufficio piuttosto che spaccarsi la schiena nei campi ed essere additati come quelli della campagna, i paysans, i contadini. L’immagine sociale conta più dell’essere sociale, e l’auto grande, il telefonino, il jeans all’ultima moda indicano chi scegliere come marito o semplicemente come amico, rappresentano l’aspirazione di ogni giovane studente, l’accessorio del potere, la garanzia di una vita migliore. Ange, una ragazza di origine ruandese incontrata un giorno in bus mi ha detto: ‘io non potrei mai avere un ragazzo senza macchina, non amo spostarmi a piedi, che me ne faccio di uno senza soldi, che vita potrei avere accanto a lui?’. Ecco dove sta andando la presunta solidarietà africana, lo spirito comunitario che continua ad esistere solo nell’immaginario europeo, ed il mito del selvaggio buono e generoso solo in quello del cinema coloniale. La comunità africana è una comunità di sopravvivenza, la comunità delle grandi metropoli africane è individualista, invidiosa, competitiva, sfruttatrice; la nuova borghesia chiude gli occhi dinnanzi a fratelli che muoiono di fame, si barrica in casa per paura dei ladri, si nasconde dietro alte mura di cinta per allontanare sguardi indiscreti dai loro beni. Il nuovo popolo della periferia è disperato e ammassato, senza un soldo per una fanta ma equipaggiato di telefonino, desideroso di farsi amico il primo bianco a cui succhiare qualche litro di birra e qualche serata in discoteca ‘en ville’.
L’identità, se davvero ne esiste soltanto una, gioca tra mondi diversi che si assomigliano, tra sentimenti che sono gli stessi ma più forti ed accentuati nella globalizzazione africana, in cui modernità e tradizione non sono mescolate ma contrapposte e ben individuabili, si sovrappongono e l’una resiste all’altra esaltandone spesso i soli aspetti negativi. Resiste la chiesa cattolica come resistono i riti tradizionali, si esce dalla chiesa e si va dallo stregone, e nel frattempo proliferano sette di ogni tipo che inneggiano ad un Dio negro e ad un figlio di Cristo nato in Congo. Piccoli comitati di lavoratori sognano un capo nero, un Consiglio di Sicurezza Onu nero, ma poi abbassano gli occhi dinnanzi alle frustrazioni dei capi bianchi che pagano bene ma sono pronti a condannare il responsabile locale come colpevole appena non tornano i conti, e non rinunciano a mangiare i soldi della comunità internazionale con la scusa che bisogna stare bene per aiutare gli altri.
Aiutare gli altri…. questi poveri africani a cui costruiamo latrine lasciando che continuino a urinare sui muri, costruiamo scuole sorvolando la carenza di insegnanti e libri, giusto per metterci un bel cartello ‘latrina costruita da..’ o ‘ scuola costruita da..’. Le contraddizioni della cooperazione, del volontariato, ma non solo, lo specchio della confusione e dell’incertezza del mondo in cui viviamo da cui esitano ad uscire leaders e soluzioni.
In Africa ho ritrovato tutte le contraddizioni del nostro tempo, esasperate dallo scimmiottamento di culture e stili di vita imposti dall’esterno, dal continuo Noi salvatori e Loro poveracci, all’interno di un legame coloniale e di assoggettamento che non è mai stato spezzato. Noi continuiamo a credere che il nostro sia l’unico sistema possibile e loro continuano ad annuire con la testa solo per avere aiuti e finanziamenti.
 
So solo criticare, sì purtroppo so solo criticare, e spesso fuggo con la sensazione che non ci sia nulla da fare, che andrà sempre peggio, che l’Africa come il mondo intero è in un baratro, ma poi resto, o ritorno, pensando che è sempre meglio di niente, chiedendomi quale sia il mio mondo e ritrovando a casa, tra amici e conoscenti, in fondo gli stessi problemi africani. Giovani che pensano dove sarà e come sarà la loro vita, che abusano di alcol e droghe, di corse pazze in macchina, senza miti né certezze, giovani che sono gli stessi in Africa come in Europa, la nuova generazione al varco, sul ciglio di un mondo strano, in bilico, dove essere diversi significa essere pazzi, essere giusti o sbagliati, essere da una parte o dall’altra.
In tutto il mondo ci si continua a domandare chi si è e da dove si viene, sullo sfondo dei sempre più numerosi e gettonati libri sull’identità, lo scontro di civiltà, quello di religione, forse sarebbe più giusto chiedersi dov’è che si sta andando.

Postato da: LAfricanA a 08:05 | link | commenti (8)
dal mondo, contraddizioni

sabato, 14 luglio 2007
'Plier bagage et la laisser tranquille'

Mescoliamoci...

Negli ultimi post ho raccontato e descritto un po' dell’Africa che ho osservato e visitato in queste ultime settimane, un’Africa che mi ha stupito per il suo ordine, la sua pulizia e la sua riservatezza, come il Ruanda, per le sue mescolanze, vivacità e contraddizioni, come l’Uganda, per realtà completamente diverse da quelle immaginate o rappresentate, come la città congolese Goma. Elemento comune di ogni viaggio è stato la sorpresa, e il prendere poco a poco consapevolezza dell’impossibilità di conoscere un paese senza scrutarlo con i propri occhi, delle immagini che la nostra mente rende erroneamente reali quando ci si aggrappa alle parole di un libro o di un articolo di giornale, e delle difficoltà di comprendere i suoi mille volti. Ho scorto un’Africa povera e devastata, una piacevole e divertente, meravigliosamente bella o sporca; ho vissuto i piccoli miracoli africani, quelli di una moto che sfrutta il millimetro tra due auto, di un autobus che marcia a 150 chilometri l’ora su strade strette, dissestate e piene di curve, di biciclette in salita cariche di chili di banane e casse di manioca, di teste nascoste da enormi sacchi di fagioli che procedono come cavalli con i paraocchi, correndo e urlando di fare spazio e spintonando indifferenti con un angolo e l’altro del sacco, ogni volta mi sono detta ‘cacchio, questo è pazzo!!’, e poi ho sorriso divertita e col cuore in gola. Mi sono posta tante questioni e continuo a cercare continuamente risposte, mi sono arrabbiata per la presunzione di portare lo sviluppo, di voler affermare il nostro modo di vivere e la nostra cultura, ma ho goduto degli internet point e dei cafè. A Kampala ho cercato per tre giorni stoffe africane, ma mi sono imbattuta solo in grandi centri commerciali e commercianti cinesi, a Kigali ho cercato ristoranti che preparassero l’ubugali (una sorta di polenta di manioca o mais tipica dell’Africa dei Grandi Laghi), ma mi sono ‘accontentata’ di quelli italiani, indiani, cinesi e dei fast food. E’ spesso difficile trovare pietanze africane nei ristoranti o negli hotel delle grandi città del continente, come è difficile andare al cinema senza essere pronti a sorbirsi film americani di sesso e violenza, o clip di rapper circondati da donne bellissime e seminude. A Bujumbura, in Burundi, non sono riuscita a trovare un cd di musica tradizionale, nelle grandi metropoli africane superaffollate le danze e la musica indigena sono diventate solo un’attrazione turistica che intasca soldi. I paesi del nord del mondo controllano la maggioranza dei circuiti d’informazione, basti pensare che il 70% delle emissioni televisive del sud sono importate dal nord e che l’industria delle telecomunicazioni è dominata da qualche grande gruppo generalmente anglofono, come AOL-Time-Warner, Dysney ABC, ATT, ecc., con i quali un gruppo di origine africana non può competere. E’ molto inquietante pensare che il sogno di un giornalista africano è quello di formarsi in una scuola giornalistica del nord, dato che oggi i nostri giornalisti tendono a passare da un soggetto all’altro, da un paese all’altro, senza la cultura generale appropriata per evitare approssimazioni e generalizzazioni abusive. Il sogno del nord è condiviso anche dalla maggior parte degli studenti, a causa sia delle difficile condizioni di un’università africana sia del prestigio che comporta studiare in Europa o in America. Ciò di per sé non sarebbe un male se non conducesse, come sostiene Anne-Cécile Robert, ad un certo conformismo politico, se non trasformasse giovani e promettenti studenti in ‘pinguini’, per usare un’espressione dell’artista senegalese Moussa Sene Absa, leaders che diventano marionette in giacca e cravatta completamente asserviti alle prescrizioni stabilite dalle agenzie del ‘mondo sviluppato’. La nuova classe dirigente africana formatasi all’estero è straniera nella propria terra, sconnessa dalle aspirazioni e necessità delle società locali; sono praticamente inesistenti degli intermediari tra il popolo e le elites dirigenti, corrotte e assorbite nel nuovo sistema mondiale. E’ così che le società si polarizzano, le contraddizioni aumentano e le incomprensioni anche. La collaborazione nord-sud, tra società africane e occidentali, il partenariato e lo sviluppo locale di cui tanto si parla è uno scambio vantaggioso sempre e solo all’occidente, riflettendo la vecchia logica dell’ emozione negra e la ragione ellenica e generando una nuova forma di colonizzazione riprodotta e sostenuta dalle stesse elites africane. Se la realtà delle nuove e grandi metropoli africane è quella del copia e incolla modelli europei o americani e il continente nero sembra non avere una storia ed un modello proprio a cui aggrapparsi, è anche vero che c’è un’Africa che Esiste e Resiste, che si oppone al liberalismo sfrenato e al liberismo, che preserva oasi culturali troppo radicate per consentirci i parlare di un paese senza storia. Modernità e tradizione non sono mescolate ma contrapposte, e l’una resiste e si oppone all’altra. L’Africa che resiste alla globalizzazione conserva e salvaguarda dei valori che l’Occidente non conosce più, come un ‘rapporto differente dell’individuo con la collettività, la resistenza all’accumulazione di ricchezze, il rifiuto della tirannia del tempo, l’accettazione e la canalizzazione delle passioni (generalmente attraverso rituali), l’inserimento pacifico nell’ambiente’ (Anne-Cécile Robert), valori che l’Occidente capitalista è incapace di concepire, come è incapace di concepire la diversità e la pluralità del mondo, il cui rispetto solo può realizzare la giustizia universale a cui l’umanità dovrebbe aspirare. L’Africa ha subito nel giro di dieci anni una trasformazione che in Occidente si è realizzata quasi spontaneamente in cinquant’anni, e allora a chi, come me, si chiede cosa possiamo fare per l’Africa, avrei quasi voglia di rispondere con la provocazione lanciata da Serge Latouche: ’Plier bagage et la laisser tranquille’.

Postato da: LAfricanA a 11:43 | link | commenti (1)
globalizzazione, contraddizioni

mercoledì, 11 luglio 2007
In viaggio tra le bellezze e le contraddizioni africane

La terra dei Karamojong, nel nord ovest dell’Uganda, quella che più preoccupa gli osservatori internazionali e che più attira finanziamenti, è una terra arida e poco fertile dilaniata dalla fame e da continue lotte tribali. I Karamojong sono stati a lungo perseguitati durante la dittatura di Amin (il dittatore ugandese rimasto al potere tra il 1971 e il 1978, tristemente famoso per il massacro di circa 300mila persone) e tutt’oggi non sono ben visti dal resto della popolazione ugandese che conta circa 50 gruppi etnici diversi, 50 popoli con una diversa lingua, una diversa cultura, un diverso stile di vita che convivono e condividono una terra bellissima e vasta. Ancora oggi i Karamojong scorazzano nudi per le strade del paese, credono che i vestiti portino la morte e ritengono che il corpo umano sia bellissimo. Amin li costrinse a coprirsi, accusandoli di essere selvaggi che ostacolavano lo sviluppo di un paese civile, la nudità riporta ai miti delle origini e del nero primitivo poco in sintonia con l’attuale mondo moderno, tutti coloro sorpresi nudi venivano uccisi. Essi si procurarono pezzi di stoffa e pantaloni che portavano dietro arrotolati, pronti ad utilizzarli all’occorrenza alla prima avvisaglia di soldati, e a liberarsene con gran sollievo dopo aver messo a rischio la loro vita, e non per i soldati ma per i vestiti. Molto ha a che fare con l’arrivo degli europei, in passato ogni bianco che metteva piede nella loro terra si ammalava e moriva, i karamojong si convinsero che fossero i vestiti a portare le malattie e da allora si guardano bene dall’abbigliarsi. I Karamojong sono un popolo di guerrieri e allevatori di vacche, che utilizzano esclusivamente per il latte e non per nutrirsi, da sempre alle prese con scorribande e razzie nei villaggi vicini, credono che Dio abbia loro donato tutte le vacche del mondo e che la loro missione sia di recuperarle. Inutile l’opera dei vari missionari animati dall’intento di trasmettere la necessità e il pudore dell’abito e quella di accontentarsi delle vacche già in loro possesso dato che ‘neanche le mangiano, che se ne fanno di tutte ‘ste vacche’. I karamojong continuano a vivere come hanno sempre fatto, restando quasi indifferenti e trascurati dall’ondata di modernizzazione che ha invaso bene o male tutto il continente africano, e diffidenti verso il nostro unico Dio che non può competere con i loro numerosi dei e, più potente di tutti, con il loro Dio delle vacche. Ma, se la modernizzazione, intesa come vestiti, acqua potabile, corrente elettrica, televisione e tutto ciò che viene comunemente considerato moderno, non è riuscita e persuadere i karamojong a convertirsi ad essa, le armi leggere, invece, si sono rivelate molto più utili di archi e lance per la loro missione divina, con il risultato di interi villaggi distrutti da granate e decine di morti in cambio di una decina di vacche. Il conflitto tribale, sempre esistito, è diventato oggi molto più sanguinoso e cruento, e molto più difficile il lavoro di missionari e ong per tentare di porre fine a inutili massacri, soprattutto con l’avanzare di fame e carestie. La loro terra è, a differenza di altre regioni del paese, poco attrattiva turisticamente e molto instabile e insicura a causa anche della vicinanza con il Darfur, e terribilmente in contrasto con il resto del paese, soprattutto con quelle zone dominate da grandi città come Kampala e Jinja, dove si resta attoniti e indefinibilmente sorpresi dalla mescolanza di razze e costumi, e dai contrasti che si possono notare.
Jinja è una pulita e tranquilla cittadina situata sul lago Vittoria, è la seconda città dell’Uganda, meta di turisti e avventurieri desiderosi di immergere un dito del piede nel fiume che donava la vita, che irrigava e fertilizzava estese aree africane: il Nilo. Le fonti del Nilo sono in Uganda, o meglio, in Uganda è possibile osservare il punto in cui il lago diventa fiume, per cominciare la sua lunga corsa verso il nord e affascinare esploratori e studiosi ancora alla ricerca delle fonti più meridionali del Nilo, che Speke e Burton identificarono nel non molto lontano Burundi, qualcun’atro in Ruanda, aprendo una diatriba ancora non risolta che continuerà ad attrarre ed affascinare viaggiatori di tutto il mondo.
Nelle acque del Nilo è possibile fare il bagno, sulle sue sponde fermarsi a leggere un libro o mangiare dell’ottimo pesce, per poche lire un tuffatore locale si lancia nelle cascate nuotando qualche decina di metri per abbagliare turisti di ogni tipo, un acrobata si arrampica su alberi secolari a mani nude, una scuola di rafting (alla modica somma di 75 dollari, ma sicuramente imperdibile) ti prepara ad una mitica giornata di sport estremo giù per 30 chilometri tra cascate che raggiungono anche il quinto livello di difficoltà, e rafting sul Nilo è davvero una delle esperienze più fighe che si possano raccontare.
Altro scenario Kampala, una vera capitale cosmopolita, crocevia di razze e colori differenti, dove, per la prima volta da quando ho messo piede in Africa, posso gironzolare senza folle di bambini e venditori di ogni tipo che mi inseguono urlandomi ‘muzungu ho fame, dammi dei soldi’. Che sia per orgoglio o per un certo indiscusso benessere, è comunque piacevole passeggiare a piedi e in tutta tranquillità nelle strade vivaci e colorate di una città dai tratti spettacolari, passando da una moschea che domina la città (gentile regalo di Gheddafi), ad un tempio indù, da un mercato dove ho trovato persino un paio di sci quasi nuovi a mega centri commerciali dove ho potuto gustare della buona mozzarella accompagnata da un ottimo prosciutto crudo italiano.
La vita culturale ed intellettuale è piuttosto intensa, teatri e cinema sono buone alternative nel tempo libero, giornali locali e non in lingua inglese e librerie regalano ottimi spunti di riflessione, di tanto in tanto sbucano bidoni dell’immondizia e panchine che non ho mai avvistato né in Burundi né in Ruanda, e che mi ricordano l’allegra e ironica espressione di un amico quando mi diceva: ‘il livello di civiltà di un paese si vede dalla presenza di panchine e cestini per i rifiuti’ . Tutto ciò, ovviamente, comporta una certa apertura mentale e sul mondo, ed un’economia in crescita, per il binomio che continuo sempre a difendere con forza che cultura è uguale a miglioramento del tenore e dello stile di vita.
Ma ciò che più ha dell’incredibile, in fondo, è solo il mio stupore, razionalmente eccessivo. Kampala è una capitale del XXI secolo, e la globalizzazione non ha risparmiato alcun paese, non è strano trovarvi locali e ristoranti aperti fino a tarda notte, discoteche a tre piani, centri sportivi e centri benessere, non è strano, non avrei dovuto sorprendermi, e invece….
In Uganda mi sono resa conto di quanto anch’io, sebbene molto attenta a non farmi trascinare da stereotipi e pregiudizi, mi lasci influenzare dalle immagini dell’Africa fornite quotidianamente nel nostro mondo, un’Africa affamata e arretrata, un’Africa abitata unicamente da uomini in gonnella con strani dipinti sul corpo, un’Africa che sicuramente continua ad esistere e resistere, ma che è una delle tante facce di un continente dalle mille rappresentazioni, in cui nessuna è più vera delle altre. In Uganda, e non solo, ho scoperto un’Africa che tutto il mondo dovrebbe vedere e visitare, che riflette le conseguenze della globalizzazione in ogni suo aspetto, che induce a soffermarsi per un attimo sulle evoluzioni e contraddizioni del nostro tempo e a chiederci, tra i timori e lo stupore, dov’è che stiamo andando.
 

Postato da: LAfricanA a 09:48 | link | commenti (1)
globalizzazione, emozioni, contraddizioni

domenica, 01 luglio 2007
A chi ride per non piangere!

Dopo un’ora e mezza di cammino sotto un sole cocente (è finalmente cominciata la stagione secca) siamo arrivati a Ruhengeryi, in tempo per assistere al battesimo di 23 neo-nati gorilla. Il cammino ha spalancato una finestra sul Ruanda povero, quello di casette di fango e strade dimenticate, e l’ha chiusa in uno dei più bei alberghi che abbia mai visto, immerso nel verde del meraviglioso parco dei vulcani, con musica e stand che distribuivano bevande calde ed uno dei più buoni caffè che abbia mai bevuto (forse perché è da una settimana che abbiamo esaurito la scorta di caffè italiano, l’unico prodotto che ha sempre un posto in valigia ovunque vada). Il colore della nostra pelle ci ha portato dritti dritti nell’area vip, dietro alla transenna con la scritta ‘press’ e a pochi metri dal magro e occhialuto Presidente ruandese, di cui non scrivo il nome perché è quasi vietato pronunciarlo, così come è quasi vietato parlare di etnie, genocidi e politica. Una massa di gente immobile e in silenzio era, invece, relegata alle spalle del palco, contentandosi del loro solito posto in seconda fila riservato ai poveri neri cittadini ruandesi. Il nostro amico fotografo del New York Times, Riccardo, era lì già da qualche ora, insofferente e inkazzato come al solito, mentre scattava foto ai battezzatori dei gorillotti che al modico prezzo di 3.000 dollari avevano avuto il privilegio di scegliere per loro il nome, quasi tutti bianchi: americani, australiani, inglesi (i francesi sono stati cacciati dal paese qualche mese fa), e tra uno scatto e l’altro gettava un’occhiata a quella massa tenuta sotto controllo dal manganello dei poliziotti farfugliando cose del tipo: ‘che grande sceneggiata, dimmi tu quella povera gente ammassata lì dietro che cacchio riesce a vedere e che se ne frega di dare il nome ad un gorilla’. Povero Riccardo, è qui in Ruanda da 4 anni, e ancora non riesce ad accettare il fatto che il Presidente gli abbia vietato di fumare per strada e in qualsiasi luogo pubblico, di passeggiare sui prati e le spiagge perfette e pulite (perché a nessuno è consentito calpestarle se non munito di uno speciale permesso) in riva al lago o leggere un libro su una di quelle nuove e meravigliose panchine che abbelliscono i luoghi più turistici. Forse per questo è sempre così inkazzato? La sua donna lo ha mollato per un altro fotografo ‘più equilibrato’ e, come se non bastasse, gli hanno staccato il contatore e costretto a pagare 1milione di franchi ruandesi di multa per frode (sembrerebbe che uno degli elettricisti che gli avevano inviato per risolvere i suoi problemi di elettricità avesse staccato qualche filo, neanche a farlo apposta dei suoi colleghi si sono presentati qualche giorno più tardi accusandolo di rubare allo stato). In fondo i bianchi hanno tanti soldi, cosa vuoi che sia una piccola multa se sono capaci di spendere migliaia di dollari per comprare il nome di un gorilla passando tra le catapecchie con un sorriso a 32 denti per tutti i bambini di strada che reclamano qualche spicciolo o una bottiglia di plastica vuota gettata dall’auto. Io nel frattempo seguivo il suo lasciapassare per scattare qualche foto fino ad accorgermi che potevo anche farne a meno tento nessuno mi avrebbe detto nulla: sono una bianca, in più donna, e sempre con un mega sorriso pronto a spiazzare anche il poliziotto più prepotente!! Un festa fantoccio, in un paese fantoccio, i battezzatori erano vestiti con l’abito tradizionale ruandese decorato da facce di gorilla, pronti ad un bel discorso strappalacrime rigorosamente in inglese (nel giro di pochi anni l’inglese ha sostituito il francese come lingua ufficiale anche perché il Presidente non conosce il francese e la maggior parte dei finanziamenti provengono dalle tasche statunitensi) sulla tutela dell’ambiente e sulla grandezza del Presidente (è molto molto alto) che è riuscito a trasformare un paese bagnato dal più sconvolgente fiume di sangue che la storia ricordi dopo il genocidio degli ebrei, nel paese più sicuro e pulito di tutta l’Africa sub-sahariana. W la legge del bastone! Per tutto il primo tempo della sceneggiata ho anche dovuto sorbirmi i discorsi di un napoletano emigrato in Spagna e in viaggio solitario per l’Africa dei Grandi Laghi che mi elencava i benefici di un regime duro e autoritario portando come esempio il caso ruandese e sottolineando di tanto in tanto ‘non che io sia fascista eh!’. Il tutto si è concluso con la fuga di Riccardo tra danze e canti per fumare una sigaretta di nascosto (aveva scoperto che a debita distanza dal Presidente poteva concedersi una sigaretta senza il rischio di beccarsi un’altra multa) ed un mega rinfresco gratuito a cui, ovviamente, era escluso l’accesso a tutta quella ‘massa di poveri ruandesi che da lì dietro non riusciva a vedere nulla’, nonché con una delle mie solite valeriate quando, mentre ero intenta a restituire i vuoti di coca cola che avevo rubato per i nostri amici che non potevano entrare, mi sono trovata circondata dalle sette guardie del corpo del Presidente, allarmate perché avevo superato il limite massimo di distanza dall’Alta autorità. Scusandomi l’ho salutato sollevando la mano destra e sussurrando un ‘bye bye’ accompagnato da uno sgargiante sorriso e da qualche bottiglia vuota di coca cola. Che ridere! E pensare che ero lì apposta per lui, desiderosa di donargli un bacetto sul naso sollevandogli gli occhiali. Chissà per quanto i miei amici continueranno a prendermi in giro per il bye bye al Presidente della Repubblica ruandese!! In compenso le brochette di pollo erano molto buone ed anche il liquore sudafricano non era male, peccato che la serata me la stia passando a letto per una piccola insolazione con tutto il tempo di chiedermi se il mio amico Presidente sia più un genio o più un pazzo, ma in fondo le due cose non sono necessariamente contrapposte. W Kagame (oops, l’ho detto) e W i 23 gorilla Giuseppe, Steven, Ellen, Mark, ecc. ecc.
 
p.s. ah, dimenticavo di dirvi che i tre telefonini lasciati in cauzione ai poliziotti all’entrata perché non disturbassero il discorso del Presidente li abbiamo recuperati tutti, compreso il mio, fortunatamente, che di Riccardo si sono perse le tracce durante il secondo tempo (avrà fumato tutti i cespugli disponibili), e che la moto di Ludovico lo ha lasciato a piedi per strada tra i sorrisini degli indigeni che si divertivano a vedere due bianchi in panne!!

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contraddizioni

giovedì, 12 aprile 2007
Istinti Africani

Hai lo sguardo di chi pensa Ma che ne sapete voi - mi ha sussurrato un giorno un amico. Ero di ritorno dal Burundi per festeggiare il Natale con la mia famiglia, ero serena, felice di essere a casa, felice, per la prima volta, di essere nel mio piccolo e borghese paese. Ricordo che quel giorno non avevo tanta voglia di parlare, come spesso mi capita quando si tratta di Africa, ricordo tante questioni, tanti volti in silenzio, ricordo l'imbarazzo per le mie parole, per una vita cosi lontana dal suo mondo. Ho ripensato spesso a quella frase, non credo di averla mai sentita dentro di me fino a quel momento, la giudico presuntuosa, presuntuosa ma terribilmente vera, e oggi è diventata mia perchè è difficile capire cio' che sembra follia o incoscienza, o semplicemente amore, fino a quando non si vive sulla propria pelle l'Africa, i suoi dolori, le sue pene, la sua leggerezza, il suo fatalismo.

E' difficile capire, ed è difficile cercare di far comprendere, l'Africa è inspiegabile, ed inspiegabili sono le motivazioni e le passioni, i coinvolgimenti e le emozioni. L'Africa ha la sua normalità tra gli spari e la malaria, una normalità che si vive per non morire dentro, per non crescere e scappare nella paura, nella razionalità europea che qui diviene non vita. L'Africa significa farsi catapultare dentro di essa per ritornare dentro se stessi come un boomerang, e mescolare odori e culture, credenze e suggestioni. Cosa è vero? Cosa è giusto o sbagliato? Ho imparato che non si possono avere certezze nè credenze, pregiudizi o conoscenze, che persino la stregoneria ha le sue verità ed i suoi studi, che a volte funziona altre no altrimenti non esisterebbe, che a volte c'è magia altre scienza altrimenti non si potrebbe spiegare la vita.

Il rischio è quello di perdersi? di perdere la propria identità? Probabilissmo, ma ancora più rischioso è restare dentro se stessi, dentro i propri canoni di comprensione e stili di vita, e costruirsi una corazza protettiva, restare con i cosiddetti piedi per terra, confonde più del lasciarsi andare, dell'affidarsi. Qui entra in scena anche l'istinto, si impara a coltivarlo ed ascoltarlo, come a controllarlo e indirizzarlo, e in questo modo esso evolve, uscendo dalle sue etichette animalesche e primordiali, e si carica di scienza e di esperienza. Anche l'istinto si sviluppa e apprende, puo' essere studiato e migliorato, e vale più di tabelle, numeri e schemi, codici di condotta e lunghe burocrazie, ecco, allora, che cio' che appare incoscienza diviene consapevolezza, l'istinto è anche ragione, la perdita volontaria del sè è conoscenza.

Capisco, allora, l'espressione dei volti che mi osservano partire per l'Africa, le preoccupazioni di una madre, le difficoltà di un fidanzato, capisco chi ha paura della mia passionalità, chi si imbarazza davanti alla mia vita, capisco perchè non sanno, perchè sono rimasti ben saldi dentro se stessi, prigionieri dell'illusione dell'essere razionale, lo capisco e ne soffro, perchè so che non potro' mai più tornare indietro, lo capisco e sorrido, sorrido di questa sofferenza perchè mi fa sentire viva, perchè la consapevolezza ha raggiunto anche il dolore che fa parte di una scelta di cui non mi pento, lo conosco e non mi fa più paura, conosco cio' a cui vado incontro, conosco il mio istinto e le mie ragioni!

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contraddizioni, tra illusioni e realtà, ponti di follia

mercoledì, 07 marzo 2007
Momenti....

Sabato sono stata ad un matrimonio congolese in un locale al centro di bujumbura, molto divertente, ho danzato al ritmo africano mentre mi avvicinavo agli sposi per consegnare la mia busta chiusa che in realtà era semiaperta perchè tutti venivano a sbirciare i milioni di franchi burundesi che pensavano avessi donato. Gli sposi sembravano sereni e gli invitati anche, poi pero' sono scappati in tutta fretta perchè non avevano più soldi per pagare da bere e gli invitati si sono lamentati tutta la serata per aver ricevuto solo una birra a testa, dato che, per cultura, avrebbero dovuto berne almeno tre. Gli sposi non sono neanche tornati a casa temendo di incrociare altri parenti e amici pronti per le tre birre ed hanno vagato per la città in abito bianco per un paio di ore, quando sono tornati gli invitati erano spariti, mentre il comitato organizzativo aveva già provveduto a bere le birre (più di tre a testa) messe da parte per brindare alla salute degli sposi in loro assenza e per aiutarsi a complimentarsi del buon esito dell'organizzazione. La serata si è conclusa con una mega litigata, per me estremamente divertente, tra una donna ed un tipo con le treccine, che si insultavano a vicenda in kirundi mentre il mio traduttore metteva una serie di bip nella traduzione, ma bastava guardarli per capire, e con qualche minuto in un cabaret congolese pieno zeppo di gente sudaticcia e felice, che ballava, cantava ed urlava ammucchiando sorrisi e bicchieri.

Domenica la più grande star burundese ha cantato gratuitamente per i miei ragazzetti 'di strada', ha parlato di coraggio e speranza e sogni, ha fatto promesse e ballato, ha fatto ridere ed esaltare al ritmo delle più belle canzoni d'amore neo-rap-africane. non li avevo mai visti cosi felici!! Ora sono alle prese con le prove dei loro pezzi rap, e con una motivazione più forte di prima, Grande Big Fariouz!!

Oggi ero in riva al lago, da sola, mi sono fermata qualche minuto prima di tornare a casa, sorseggiavo una fanta. Si è avvicinato un ragazzetto e ha cominciato a tartassarmi di domande, mi ha chiesto se nel mio paese c'è un lago, se le strade sono come quelle del Burundi, se ci sono le montagne e quanto sono alte, se i miei genitori sono vivi, ecc ecc. Abbiamo canticchiato una canzone in kirundi, mi ha chiesto se sapessi la traduzione, gliel'ho detta, mi ha risposto 'voi bianchi siete proprio intelligenti', con un'aria stupita e rassegnata al tempo stesso. Poi è rimasto a guardarmi bere la fanta, immobile, senza dire più nulla. Volevo lasciargli gli ultimi sorsi, poi ho pensato che non era giusto, sono salita in macchina e sono andata via!

Postato da: LAfricanA a 20:06 | link | commenti (4)
contraddizioni, burundi

sabato, 03 marzo 2007
Basta, per favore Basta!

Basta, porca miseria, Basta

con l'odio, gli sbagli, la violenza, l'assenza di possibilità, l'ingiustizia

Basta, porca miseria, Basta

ancora spari per sbaglio, e bimbi al posto giusto al momento sbagliato,

stamane ancora un poliziotto ubriaco, e ancora un bambino, stavolta non ce l'ha fatta, è morto, è morto per sbaglio, è morto perchè era li. Non molto tempo fa due dei 'miei' ragazzetti erano stati feriti da un militare ubriaco, incaricato della loro sicurezza, se la sono cavata per miracolo. Non molto tempo fa, due ragazzetti in bici sono stati investiti da una macchina del governo, era agonizzanti per terra quando, dopo una corsa disperata abbiamo raggiunto i pirati e costretti a tornare indietro, negavano negavano negavano, avevano il coraggio di negare dinanzi a due vite umane spazzate via dalla certezza di avere l'arma dalla parte del manico, si facevano grandi in quanto intoccabili quei bastardi, nessuno avrebbe osato sbatterli in prigione, siamo solo riusciti a costringerli a portare i due poveri in ospedale, i banditi criminali del governo se la sono svignata regalando 5mila franchi da dividere in due, ammesso che siano sopravvissuti, poco meno di 1.5 euro a testa!!

Eh!! Che bella la vita in questo paese, ho rabbia da vendere fin sopra i capelli, comincio a capire cosa significa avere una voglia matta di mettere le mani addosso a qualcuno, comincio a capire quanto diventi sempre più difficile restare zitta, quanto ci sia sempre più bisogno di coraggio, di denunce, di unioni, bisogna parlare e puntare il dito, bisogna ricostruire il passato e la giustizia per dare senso al presente ed alla pace.

Questo paese, questo mio amato paese dalla terra rossa nel cuore dell'Africa sta agonizzando, come quei ragazzetti uccisi o feriti per sbaglio, sta agonizzando nella pozza del malgoverno, di politiche maniache di grandezze personali, di strategie di pace mal importate e superficiali,

Questo paese, questo mio amato paese, vorrei che ricominciasse a vivere, vorrei che avesse un futuro, invece ho paura che farà un gran salto indietro nel passato, ho paura di una nuova guerra. Dove la vita perde di senso, dove la povertà acceca il popolo come la ricchezza i governanti, dove il dolore e la morte diventano indifferenti perchè quotidiani, la pace è ancora molto lontana!!

Postato da: LAfricanA a 20:53 | link | commenti
contraddizioni, burundi

martedì, 27 febbraio 2007
Senza parole!!

Ho come l'impressione che il Burundi sia più povero di quando l'ho visitato l'ultima volta, nel 2005

Ah si si si, lo è, non vedi tutto quello che sta succedendo, il miracolo di Kamenge è come faccia questa gente a sopravvivere. Hai mai visto qualcuno mangiare il carbone per mitigare i morsi della fame?

No, davvero??

Si si si, io li ho visti, l'ultima una donna, qualche giorno fa, e proprio qui a Kamenge. Sono poveri, poverissimi, e con tutte le inondazioni che ci sono state quest'anno all'interno del paese è ancora peggio!

Sai, stamattina la giornata è cominciata davvero male, un ragazzo che lavorava al Centro, un artista, è morto di Aids, lo conoscevano tutti, erano tutti provati. Aveva perso moglie e figlio poco meno di un anno fa, e non aveva mai ammesso la sua malattia....

Ah si si si, l'ho saputo, è grave ma è la vita, era irriconoscibile poverino, è morto di tubercolosi, non riusciva nè a parlare nè a sentire, ieri sera l'ho visto per l'ultima volta, aveva gli occhi della morte,  l'avevo pensato che sarebbe partito presto.

E quella bambina che è stata ritrovata sulle riva del fiume, hai notizie?

chi? ah quella piccoletta che hanno abbandonato, no, non so, sarà dalle suore di Calcutta, ultimamente ci sono tante storie simili, qualche giorno fa una coppia senza figli, ha ritrovato davanti la porta di casa un fagottino, è stato un dono del signore. In fondo, meglio questo che l'aborto, qui a causa degli aborti illegali ne muoiono tante eh, Dio solo lo sa!! Ma perchè tu non hai mai visitato l'orfanotrofio delle suore di Calcutta?

No, mai, dov'è? vorrei tanto andarci!!

si si si, qualche volta ti porto, è a Gatumba. eh ma tu da li non te ne vai più, quei piccoletti ti si aggrappano addosso e non ti lasciano più, e poi sono tanti tanti, troppi, e voi li in europa fate tanto casino per un referendum sulla fecondazione artificiale?? Falli venire tutti qui quelli che buttano i loro soldi in esperimenti, che li sperimento io!!

Senti, e per quella storia li del ragazzo che vorrebbe andare a scuola ma non ha i soldi, e a cui ho proposto di lavorare per non elemosinare, quando te lo faccio venire?

Ah, quando vuoi, anzi domani alle 13.30, prima che esca per andare al centro che si occupa dei bambini denutriti, sono arrivati a 600 al giorno ormai, bisogna costruire altre case. si, ma lui che sa fare?? Mica è un altro di questi che vogliono fare i cittadini, che non hanno un soldo in tasca e vanno in giro col cellulare e poi chiedono da mangiare di casa in casa? Ah voi europei....

noi europei?? manco se tu fossi altro!! Basta con queste generalizzazioni alla burundese, ...voi bianchi, voi europei, ...e noi poveri neri, non è giusto!!

...voi europei, li state rincogliendo 'sti ragazzi, marionette che fanno la brutta imitazione di Eminem e dei 50cent, e poi chi so questi, boh!! e la loro cultura, e la loro musica... e tu con sto francese e i corsi di lingua, ma che pensi di fare, impara il Kirundiiiiii, se vuoi parlare con loro impara il kirundiiiiiii

Eh, magari!!

Akira,

eh?

Akiraaaa, l'accendino, me lo passi o no??

ah, scusa...

Murakoze

Gushima

Nagasaga, injoroyiza

ah, questa la so... Nawe! Grazie per la chiacchierata, naejo

Egoooo, naejo

Postato da: LAfricanA a 18:56 | link | commenti (1)
incontri, contraddizioni, burundi, ponti di follia