Il prezzo dell'Africa, di occhi e dolore. Spari al termine del giorno, chi vende e chi si vende: armi e vite. Ciò che si vede e quel che resta è opaco. Una mano tesa, il mento rivolto verso l'alto: Dignità . Occhi contro occhi, flebili fiammelle, è BUIO! E poi il DOMANI! Storie Africane

Nome: LAFRICANA
"Abbiamo in prestito questo mondo per i nostri figli, non è che lo abbiamo ereditato dai nostri padri, allora ai nostri figli dobbiamo dire: Ti abbiamo voluto bene, ti abbiamo amato" (R.BENIGNI)
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Celui qui accepte le mal est tout autant responsable que celui qui le commet.
Celui qui voit le mal et ne proteste pas, celui-là aide à faire le mal.
(M.L.KING)
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Quando finiranno le intrusioni degli Stati Uniti nella politica latinoamerica? quando finiranno le pressioni, le minacce, le decisioni imposte?
Quando l'America Latina avra' il diritto e lo spazio per sollevarsi e prendere in mano il proprio destino?
Perche' nessuno protesta di fronte all'illegittimita' diventata prassi?
Cile 1998: il Congresso discute l'adesione al Tribunale Penale Internazionale. Si raggiunge l'accordo... poi, tutto si blocca. procedura interrotta... pressioni da parte degli Stati Uniti...
Cile 2005: il Presidente Lagos incontra Bush, espone il punto di vista del proprio Paese sulla necessita' di completare le procedure di adesione. Trattative fra i due capi di stato... solo una volta rassicurati del fatto che il Cile firmera' un accordo per escludere le truppe USA della giurisdizine del TPI, gli Stati Uniti danno il benestare. Il Cile puo' procedere a completare quello che dovrebbe essere un affare di politica interna...non un do ut des con gli Stati Uniti!
Altri 40 Paesi hanno in corso trattative analoghe.
Chi ha eletto la potenza del Nord arbitro internazionale? perche' nessuno protesta? perche' a nessuno interessa la subordinazione di un continente ad un paese che non vuole assumersi responsabilita' per fatti e misfatti delle proprie truppe?
Cile, 11 dicembre 2005.
Elezioni presidenziali. Pochi giovani in fila di fronte ai seggi. Calma e regolarita' nelle procedure di voto.
A 15 anni dalla fine della dittatura di Pinochet il Cile e' una democrazia stabile e consolidata. Cosi' lo descrive la sua classe politica, cosi' ne parla il governo degli Stati Uniti, di cui rappresenta il piu' sicuro alleato nella regione.
Uno sguardo alle recenti elezioni sembra confermare quest'impressione. Tre candidati si sono confrontati nella querelle elettorale, due di loro si contenderanno la presidenza al secondo turno previsto per gennaio. Perfetta normalita'.
Eppure qualche cosa sta cambiando.
Lo dimostra il fatto che a ricevere la maggioranza (relativa) dei voti e' stata Michelle Bachelet. Una donna. La prima donna a presentarsi alle presidenziali. Una socialista di cui in Cile tutti conoscono il passato: figlia di dissidenti del regime militare, oppositrice del regime lei stessa, torturata e costretta all'esilio.
Dopo 15 anni di democrazia, non e' facile in Cile parlare di diritti umani, non e' scontata la condanna a Pinochet e alle violazioni perpetrate dalle forze armate. Per questo la candidatura della Bachelet ha rappresentato una sfida enorme: alla cultura machista che impregna l'America Latina, al conservatorismo del Paese e dell'elettorato, alla memoria collettiva di un popolo che preferisce far finta di dimenticare piuttosto che fare i conti con il proprio passato.
Nonostante tutte le difficolta', sara' proprio la Bachelet a confrontarsi con Pinera (il candidato di estrema destra) nella prossima tornata elettorale di gennaio. A suo favore giocano i buoni risultati ottenuti dal presidente uscente Lagos, socialista anche egli, nonche' il carisma di questa donna che e' per molti un simbolo di coraggio ed amore per il proprio Paese.
Contro di lei gioca la cultura conservatrice di un popolo che ha paura del cambiamento, che fa fatica a fidarsi di tutto cio' che suona a riforma perche' ancora conserva il ricordo delle atrocita' che fecero seguito al sogno di Allende. E l'apatia dei giovani, alienati alla politica, fa cadere il peso della decisione proprio sulle generazioni che hanno vissuto gli sconvolgimenti di quegli anni.
Da parte mia c'e' un in bocca al lupo a Michelle, per la sfida di gennaio e per quella piu' grande che si aprira' dopo le elezioni.