Il prezzo dell'Africa, di occhi e dolore. Spari al termine del giorno, chi vende e chi si vende: armi e vite. Ciò che si vede e quel che resta è opaco. Una mano tesa, il mento rivolto verso l'alto: Dignità . Occhi contro occhi, flebili fiammelle, è BUIO! E poi il DOMANI! Storie Africane

Nome: LAFRICANA
"Abbiamo in prestito questo mondo per i nostri figli, non è che lo abbiamo ereditato dai nostri padri, allora ai nostri figli dobbiamo dire: Ti abbiamo voluto bene, ti abbiamo amato" (R.BENIGNI)
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Celui qui accepte le mal est tout autant responsable que celui qui le commet.
Celui qui voit le mal et ne proteste pas, celui-là aide à faire le mal.
(M.L.KING)
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E' da tanto che non scrivo, ma e' da tanto che penso di farlo. Dopo gli ultimi avvenimenti burundesi e la mia abilita' a cacciarmi prima o poi nei guai anche se per giuste cause, diciamo di cuore, non e' stato facile riprendere in mano questo blog ne' tantomeno certi ricordi. Ripenso di continuo al Burundi, a Jerry (http://amahoro.splinder.com/post/12168332#comment), ai miei tre piccoli amici (http://amahoro.splinder.com/post/11546170), alle difficolta' di uscire da una guerra che sembra non avere mai fine, le cui motivazioni cambiano di continuo. Quando mi raccontavano che il Burundi e' il paese piu' difficile e devastato dell'Africa pensavo al Congo, allo Zimbabwe, al Burkina Faso, e non volevo crederci. Oggi, invece, me ne rendo conto sempre piu', dopo aver visitato per qualche giorno quella che viene definita la Citta' nera o d'inferno e dopo qualche settimana di permanenza in Ruanda, itinerando tra Kigali e Gisenyi.
La Citta' nera e' la congolese Goma, sul confine col Ruanda, raggiungibile a piedi in 10 minuti, una citta' immensa distrutta dalla guerra e da eruzioni vulcaniche che l'hanno completamente rasa al suolo innumerevoli volte, ma ogni volta e' stata ricostruita rinascendo dalle sue macerie, su strati di lava, case bruciate e cadaveri. E' la citta' africana che mi spaventava di piu', invece con mia grande sorpresa, ho scoperto che davvero dopo il Burundi non potrebbe esserci nulla di piu' soffocante e triste. Goma e' una ex citta' fantasma piena zeppa di investimenti e finanziamenti internazionali, di locali e ristoranti di lusso, di piccole e nuove attivita' commerciali, e' una citta' che rinasce ogni volta dalla guerra e dalla lava. Per quanto impressionante per il modo e la velocita' di ricostruzione 'a strati', nonche' sconvolgente per il fatalismo della gente del posto che persevera con un insediamento che definirei 'temporaneo', dato che rischiano la morte ogni 25 anni ( ma questo e' un modo di pensare tipicamente ocidentale, poiche' quella gente ringrazia ogni giorno il signore per aver loro donato un altro giorno di vita), e' molto piu' vivibile di Bujumbura, tant'e' vero che ai miei amici non dispiacerebbe fermarsi a Goma ancora per qualche annetto, "non si vive male", dicono.
Il Ruanda, ancor piu' di Goma, mi ha profondamente colpito e sorpreso. Due paesi, il Ruanda ed il Burundi che, fino al 1994, hanno avuto piu' o meno la stessa storia di sangue e massacri hanno intrapreso percorsi completamente diversi. Mi sorprendo nel vedere gruppi di americani in gita turistica, bianchi che camminano tranquillamente ovunque come se fossero a casa, viaggi in auto o in moto in piena notte con una sicureza maggiore di una nostra strada statale. Un paese pulito, verde, in sviluppo, in continuo cambiamento, con una capitale resa attraente da negozi di ogni tipo, internet cafe' all'ultima moda (che a Napoli ancora non ho visto), grandi centri commerciali all'americana e giganteschi alberghi in costruzione nelle zone piu' panoramiche della citta'. 270 dollari al giorno per visitare il parco dei vulcani ed avere la chance d'incontrare uno di quei grandi animali pelosi che vivono, anzi sopravvivono ormai, solo in quest'area, nonche' tornare a casa con foto e souvenir di king Kong di ogni tipo e super costosi. E' divertentissimo osservare i visi soddisfatti di americani grandi e piccoli armati di cappello e bastone folkloristico con su disegnato il faccione del nostro caro amico come cimelio per la missione riuscita. E' gratuito, invece, l'ingresso ai memoriali e al museo del genocidio, ingresso gratuito per vedere ossa e teschi ammucchiati o esposti in vetrina, corpi imbalsamati, foto e vestiti di bimbi massacrati, nell'ottica del "non bisogna dimenticare", e su questo siamo tutti d'accordo, ma non bisogna neanche dimenticare l'importanza del rispetto per la vita umana anche nella morte, anzi soprattutto. Quei corpi devono essere sepolti, non esposti, la percezione del dolore e della morte e' la stessa anche senza simili scenari e fa ugualmente male.
Ma, a parte queste piccole considerazioni personali che approfondiro' alla prossima puntata, il museo e' ipermoderno, costituito da percorsi interattivi, pulito e ben curato, con tanto di centri di documentazione e libreria. Poi certo la liberta' di opinione ed espressione e' sempre duramente repressa, la versione dei fatti e' la verita' di una sola parte in causa, l'ideatore del museo ha dimenticato d' inserire la storia della dura repressione degli hutu da parte dell'esercito tutsi, preferendo invece enfatizzare il massacro di un milione di tutsi da parte degli hutu (ma dove sono un milione di tutsi in ruanda?) e le colpe dei francesi con l'operazione Turquoise. Il governo ha obbligato durante la settimana di commemorazione delle vittime del genocidio in aprile, gli studenti di tutte le scuole comprese le elementari, a sorbirsi due ore al giorno di filmini e documentari sui massacri in cui, ovviamente, gli hutu sono i carnefici e i tutsi sono le vittime, un bel modo credo di garantire la riconciliazione e la pace nel prossimo futuro.
Cmq, in ruanda oggi si puo' assoporare la calma e la tranquillita', anche il sistema burocratico e' molto efficiente (piu' di Napoli, pensate), si puo' assaporare il gusto dell'Africa come quello dell'europa quando se ne sente il bisogno, nonche' immergersi in odori e colori indiani, messicani, arabi e, addirittura, concedersi il lusso di scegliere tra un mega magnum ricoperto di nocciole e un cornetto algida bigusto,
insomma ragazzi.... e' troppo avanti questo paese,
....e concedetemi di lasciare nel dubbio la mia sottile vena ironica, in questi paesi non riesco mai fino in fondo a distinguere il giusto ed il sbagliato.
Conoscere il proprio posto nel vasto movimento dell'universo. Adempiere per il meglio al ruolo attribuito ad ogni nascita, per quanto modesta sia. Sentirsi parte ricevente del gioco cosmico ma, soprattutto, far si che la danza sia bella. Noi privi di tutto, esposti all'inclememza del tempo, ci rivolgiamo dal fango della terra alla luce del cielo, chiedendo una piccola offerta che ci aiuterà a sopravvivere ancora un giorno, ma soprattutto ci otterrà rispetto, un attimo di attenzione e di amore senza paura, come ulisse a Ogigia, di ritornare nella comunità degli uomini. Lo sai ormai: niente è come sembra, tutto è in uno stato di evoluzione permanente. Le cause si perdono nelle conseguenze fino all'infinito, fino a che si scopre ciò che si è veramente. Tutto continua a funzionare malgrado l'apparente confusione. Resta salda nel centro del tuo cuore. Buon viaggio!
Buon viaggio nelle meraviglie della vita, nelle sue sorprese, nei suoi amori, nelle sue passioni, nei suoi cammini, nei suoi incontri,
buon viaggio a chi, abbandonandosi, avrà la fortuna di conoscere persone speciali, di vivere momenti indimenticabili, di amare anche solo per un minuto, un fiore, un tramonto, uno sguardo, una carezza
Buon viaggio a chi avrà la fortuna di saper aspettare, di godere del talvolta amaro far niente senza avere la sensazione di perdere tempo,
Buon viaggio a te Shurabi, mio dolce incontro inaspettatato, a te che, venuto dall'India, hai portato una carezza sulla mia guancia, un tenero sorriso sul mio volto, una calda fiducia nel mio cuore,
a te che non hai pronunciato tante parole con la voce, ma che trasmetti la tua spiritualità, la tua serenità e la tua forza costantemente al servizio degli altri e del tuo paese.
Grazie per quella carezza, Grazie per quello sguardo,
ci rivedremo!
Shurabi è un indiano che ha vissuto e lavorato con Madre Teresa a Calcutta dall'età di 13 anni. Alla morte della sua guida spirituale e di vita ha fondato un'associazione che si chiama Young Men Welfare Society, si occupa dei giovani, della loro istruzione e formazione. E' arrivato a Napoli all'improvviso, nel bel mezzo di un tour di 10 giorni in europa in visita ai suoi finanziatori, l'ho raggiunto appena saputo, è un uomo grande, robusto, con tanti capelli gonfi e grigi, una grande pancia, e un ampio sorriso, parlava poco Shurabi ma poneva tante questioni, ed io solo tante risposte con tante questioni rimaste nella mia mente ibernate. Ricordo con forza quel 'Vieni', ricordo il calore della mano che mi ha accarezzato il viso, quell'atteggiamento di chi sembrava non avere bisogno di tante spiegazioni, ed io stessa, ora, non riesco a far uscire altre, sempre poche, parole! Semplicemente indimenticabile.