Il prezzo dell'Africa, di occhi e dolore. Spari al termine del giorno, chi vende e chi si vende: armi e vite. Ciò che si vede e quel che resta è opaco. Una mano tesa, il mento rivolto verso l'alto: Dignità . Occhi contro occhi, flebili fiammelle, è BUIO! E poi il DOMANI! Storie Africane

Nome: LAFRICANA
"Abbiamo in prestito questo mondo per i nostri figli, non è che lo abbiamo ereditato dai nostri padri, allora ai nostri figli dobbiamo dire: Ti abbiamo voluto bene, ti abbiamo amato" (R.BENIGNI)
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Celui qui accepte le mal est tout autant responsable que celui qui le commet.
Celui qui voit le mal et ne proteste pas, celui-là aide à faire le mal.
(M.L.KING)
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Piedi, è l’unica cosa che ricordo, piedi nudi che sbucano fuori da due lenzuola sporche di sangue, in una notte che non vedrà mai il nuovo giorno,
e piedi che mi sfilano dinnanzi agli occhi, mentre col capo chino, seduta su un pietra, mi tengo la testa tra le mani e mi chiedo il perchè!!
Terra, è l’unico odore che mi porto addosso, accompagnato dalla musica metallica del suo cadere su due bare, una di fianco all’altra, come erano nella vita cosi’ sono nella morte,
con loro un bambino mai nato, massacrato nel loro amore, nella loro lotta per la pace e per la vita.
Erano nati da combattenti e sono morti combattenti, la guerra ha fatto finta di non vederli per anni, ma proprio quando sembrava finita li ha fregati. Sono morti, Jerome e Joelle, massacrati dalla follia, o dall’invidia, o Dio solo sa cosa, Dio solo sa perchè.
Sono morti perchè in questo paese non esiste giustizia, mentre trabocca di povertà e disperazione e di armi a basso costo.
Fino a un’ora prima era stato con me, prendeva in giro i miei capelli, ed il mio francese, come sempre; negli ultimi giorni era inspiegabilmente tranquillo, sereno, forse perchè finalmente, dopo anni di difficoltà si stava costruendo una famiglia, una casa, una vita sua.
Jerome era orfano, aveva perso i genitori durante la guerra del 1993, da allora si è sempre occupato della sua famiglia, 6 persone, tra sorelle e fratelli, dipendevano da lui, dalla sua guida, dai suoi consigli, e tanti amici avevano ancora bisogno di lui, per il suo sorriso e la sua saggezza, la sua generosità e la sua onestà.
Jerome è stato ucciso perchè credeva nella pace, perchè non ha mai impuganto un’arma, perchè aiutava tutti e la sera tornava a casa da sua moglie,
è stato ucciso da un amico, uno a cui avrebbe affidato sua moglie, che conosceva e aiutava da anni,
perchè? perchè? perchè?
Tutti non facciamo altro che porci la stessa domanda, e provare lo stesso prurito alle mani, lo stesso senso di vuoto, di rabbia, d’incapacità di pensare e agire. Forse voleva colpire il Centro dove lavoro, il suo responsabile, il missionario Claudio Marano, e tutti i suoi più prossimi collaboratori, forse è stato solo un gesto di follia. Tutte ipotesi che cadono nel vuoto nel momento in cui la polizia non fa il suo dovere, nel momento in cui nessun sopralluogo, nessun interrogatorio, nessua vera inchiesta è mai stata avviata, nel momento in cui quell’uomo ha la possibilità e la lucidità di contattare organizzazioni per la tutela dei diritti umani ed appellarsi alla pazzia, per salvarsi la pelle, nel momento in cui appare in televisione freddo e quasi fiero, senza il minimo pentimento e la minima vergogna.
Lo ricordo quell’uomo, ricordo il suo sguardo, era passato qui al Centro, in ufficio, prima di recarsi da Jerome, ricordo che mi guardava diritto negli occhi, mi teneva il braccio, agiva e poneva questioni come un capo, ricordo di avere avuto paura, di aver pensato ‘dev’essere uno di quelli che ha partecipato ai massacri, uno di quelli drogati di sangue’, dopo un po’ di tempo trascorso in un paese in cui tutti sono stati toccati dalla guerra non è difficile riconoscere certi atteggiamenti da ‘ex-combattente’, da ‘ex-assassino’; e quello sguardo ... agghiacciante e spiritato, ricordo di avergli detto di tornare il giorno successivo, ....‘domani è troppo tardi’ ha risposto!
Domani è stato tardi, Jerome è stato sparato, Joelle è stata finita a coltellate e sgozzata, con una violenza che nessuno si spiega e a cui nessumo crede, Joelle era incinta! Una famiglia è stata massacrata, ‘Jerome non ci ha lasciato più niente’- urlava un suo amico - ‘neanche la possibilità di prenderci cura di suo figlio’.
Come mi sento? Non riesco a rispondere!! Confusa, felice di essere viva, addolorata per la perdita di un amico e di un collega, sconvolta e choccata per il pericolo scampato, arrabbiata per aver sottovalutato la minaccia che quell’uomo rappresentava giustificandolo con un ‘qui è normale’. E forse questo è il problema, quello di giudicare normalità le conseguenze di povertà, miserie e guerre che, effettivamente, sono diventate la quotidianità, come le continue morti, gli incessanti colpi di arma da fuoco, la presenza massiccia di armi in ogni casa, la mancanza di sicurezza soprattutto nei quarieri nord, esposti ad atti di banditismo e alle follie di chi non si rassegna a considerare la guerra finita, l’assenza di fiducia nelle istituzioni e negli organi che dovrebbero garantire la sicurezza, l’impunità che consente a criminali di continuare a passeggiare liberamente accanto a bambini e donne incinta, è assurdo, Assurdo! Questa non è la pace, questo è il preludio di una nuova guerra, causata da risentimenti e ferite mai risanate, dal bisogno di continuare ad uccidere perchè diventa l’unico mezzo per liberare la testa e lo spirito.
Di tutto cio’, ovviamente, aprofittano gli uomini potenti, per strumentalizzare e manipolare, tradurre nella loro causa sentimenti distorti dal sangue fatto colare e facilmente corrompibili. L’assassino di Jerome e Joelle, per esempio, era un loro amico, ma era anche uno che aveva vissuto una vita movimentata, aveva ucciso, aveva alle spalle una fuga in Spagna ed un matrimonio fallito con una spagnola, un rientro in Burundi senza un soldo e tra le beffe di amici e conoscenti, una vita segnata da alcool e prostitute, e ...una pistola ed un coltello in tasca! Era uno che avrebbe dovuto essere in prigione o, quantomeno, in un centro di recupero.
Probabilmente qualcuno si è servito di lui, qualcuno che forse non ha a cuore la linea di pace e riconciliazione seguita dal Centro, o che forse prova invidia per la nuova vita che il Centro ha donato ai suoi collaboratori e ai 28mila ragazzi di cui si occupa, qualcuno che gli ha donato dei soldi e lo ha incitato alla violenza, qualcuno che, anche se finirà in prigione, avrà comunque vinto, per essere riuscito ad abbattere due vite dedite alla riconciliazione e al rifiuto della violenza, due colonne portanti del Centro Giovani Kamenge, proprio nel momento in cui avevamo abbassato la guardia, avevamo pensato di essere a metà percorso sulla strada della pace. Ma bisogna continuare, con coraggio, forza, verità e giustizia, in nome di Jerome e Joelle, e delle energie che hanno donato al Centro e al loro paese, in nome di ideali che non dobbiamo lasciar morire nè abbandonare nell’incredulità e nella perdita di ragioni o di senso, bisogna andare avanti con lo stesso spirito, anche se, a volte, cio’ richiede molta più fatica!
Coraggio e fiducia!