Il prezzo dell'Africa, di occhi e dolore. Spari al termine del giorno, chi vende e chi si vende: armi e vite. Ciò che si vede e quel che resta è opaco. Una mano tesa, il mento rivolto verso l'alto: Dignità. Occhi contro occhi, flebili fiammelle, è BUIO! E poi il DOMANI! Storie Africane

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"Abbiamo in prestito questo mondo per i nostri figli, non è che lo abbiamo ereditato dai nostri padri, allora ai nostri figli dobbiamo dire: Ti abbiamo voluto bene, ti abbiamo amato" (R.BENIGNI) ****************************************** Celui qui accepte le mal est tout autant responsable que celui qui le commet. Celui qui voit le mal et ne proteste pas, celui-là aide à faire le mal. (M.L.KING)

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martedì, 27 febbraio 2007
Senza parole!!

Ho come l'impressione che il Burundi sia più povero di quando l'ho visitato l'ultima volta, nel 2005

Ah si si si, lo è, non vedi tutto quello che sta succedendo, il miracolo di Kamenge è come faccia questa gente a sopravvivere. Hai mai visto qualcuno mangiare il carbone per mitigare i morsi della fame?

No, davvero??

Si si si, io li ho visti, l'ultima una donna, qualche giorno fa, e proprio qui a Kamenge. Sono poveri, poverissimi, e con tutte le inondazioni che ci sono state quest'anno all'interno del paese è ancora peggio!

Sai, stamattina la giornata è cominciata davvero male, un ragazzo che lavorava al Centro, un artista, è morto di Aids, lo conoscevano tutti, erano tutti provati. Aveva perso moglie e figlio poco meno di un anno fa, e non aveva mai ammesso la sua malattia....

Ah si si si, l'ho saputo, è grave ma è la vita, era irriconoscibile poverino, è morto di tubercolosi, non riusciva nè a parlare nè a sentire, ieri sera l'ho visto per l'ultima volta, aveva gli occhi della morte,  l'avevo pensato che sarebbe partito presto.

E quella bambina che è stata ritrovata sulle riva del fiume, hai notizie?

chi? ah quella piccoletta che hanno abbandonato, no, non so, sarà dalle suore di Calcutta, ultimamente ci sono tante storie simili, qualche giorno fa una coppia senza figli, ha ritrovato davanti la porta di casa un fagottino, è stato un dono del signore. In fondo, meglio questo che l'aborto, qui a causa degli aborti illegali ne muoiono tante eh, Dio solo lo sa!! Ma perchè tu non hai mai visitato l'orfanotrofio delle suore di Calcutta?

No, mai, dov'è? vorrei tanto andarci!!

si si si, qualche volta ti porto, è a Gatumba. eh ma tu da li non te ne vai più, quei piccoletti ti si aggrappano addosso e non ti lasciano più, e poi sono tanti tanti, troppi, e voi li in europa fate tanto casino per un referendum sulla fecondazione artificiale?? Falli venire tutti qui quelli che buttano i loro soldi in esperimenti, che li sperimento io!!

Senti, e per quella storia li del ragazzo che vorrebbe andare a scuola ma non ha i soldi, e a cui ho proposto di lavorare per non elemosinare, quando te lo faccio venire?

Ah, quando vuoi, anzi domani alle 13.30, prima che esca per andare al centro che si occupa dei bambini denutriti, sono arrivati a 600 al giorno ormai, bisogna costruire altre case. si, ma lui che sa fare?? Mica è un altro di questi che vogliono fare i cittadini, che non hanno un soldo in tasca e vanno in giro col cellulare e poi chiedono da mangiare di casa in casa? Ah voi europei....

noi europei?? manco se tu fossi altro!! Basta con queste generalizzazioni alla burundese, ...voi bianchi, voi europei, ...e noi poveri neri, non è giusto!!

...voi europei, li state rincogliendo 'sti ragazzi, marionette che fanno la brutta imitazione di Eminem e dei 50cent, e poi chi so questi, boh!! e la loro cultura, e la loro musica... e tu con sto francese e i corsi di lingua, ma che pensi di fare, impara il Kirundiiiiii, se vuoi parlare con loro impara il kirundiiiiiii

Eh, magari!!

Akira,

eh?

Akiraaaa, l'accendino, me lo passi o no??

ah, scusa...

Murakoze

Gushima

Nagasaga, injoroyiza

ah, questa la so... Nawe! Grazie per la chiacchierata, naejo

Egoooo, naejo

Postato da: LAfricanA a 18:56 | link | commenti (1)
incontri, contraddizioni, burundi, ponti di follia

lunedì, 26 febbraio 2007
Affidarsi

Ci sono momenti in cui mancano le parole, momenti in cui l'unica che mi viene in mente è EMOZIONI EMOZIONI EMOZIONI

cosa potrei raccontare, una delle mie 50mila storie, una delle 50mila storie che vivo e ascolto ogni giorno, mi è stata affidata una bimbetta di un paio di mesi per due giorni, una bimbetta nera nera con tanti capelli neri neri che non ha neanche un nome, è stata trovata sulla riva di un fiumiciattolo e portata qui al Centro, due giorni, è stato bellissimo, ora sarà da qualche parte con una suora. Non so perchè lo racconto, forse perchè sono una donna, e la frase ' mi è stata affidata' per un attimo mi è piaciuta, e quella 'prendersi cura' ancora di più.

Cosa è che faccio qui in Burundi? Già cosa? Forse semplicemente mi prendo cura, di ogni gesto e di ogni parola, ascolto ogni rumore ed ogni slancio del cuore, e mi piace, penso che abbia un senso, questo sentire al di là della praticità, degli obiettivi concreti.

A volte ho paura di vivere una vita che non è la mia, di vivere troppo quella degli altri, eppure mi sento cosi ricca, ogni persona che incontro, ogni relazione ognuna diversa dall'altra, è ogni volta una nuova sensibilità, un cambiare punto di vista, credo che sia ogni volta un passo verso la crescita.

Sono diventata grande, porca miseria, e me ne accorgo dalle responsabilità che cerco di mantenere, piccole piccole, eppure cosi importanti.

Sono diventata grande, e percorro un sentiero comune a tutti i ragazzi che ho incontrato qui al Centro, tra la rabbia, i dubbi, la confusione, dritta dritta sulla strada della vita, a cui io mi sono affdata, ancora per un po' qui in Burundi!!

 

Postato da: LAfricanA a 19:41 | link | commenti
emozioni

giovedì, 15 febbraio 2007
Piccole grandi storie

E’ da un po’ che non scrivo, ma è da un po’ che ne sento il bisogno, quest’ultimo periodo è stato molto delicato e pieno, la situazione nel paese non è delle più rosee, e le storie che ascolto, le richieste di aiuto, non sono sempre facili da supportare e sopportare, ma oggi non voglio tristezze, non voglio tragedie, voglio portarvi, per un attimo, nel mio sogno, nella bellezza di questa terra, nonostante tutto, nelle emozioni del moi cuore, nonostante il dolore e la malinconia. Lo scorso fine settimana sono stata a Muramvya, la provincia delle ‘capitali reali’, la provincia dei re e dell’antico potere monarchico, un posto da sogno, di una pace ed una tranquillità che, per chi, come me, arriva dalla periferia urbana di Kamenge, la più colpita dalle guerra, caotica, un formicaio di gente ammassata, sembrava quasi irreale, ed ancora più irreale diveniva la consapevolezza della guerra, l’immagine di gente trasformata in lupi. Il silenzio di quelle verdi colline, tradite da soffi di risate di bambini, la sollecitudine di contadini ed allevatori presi nel loro lavoro, avvolti da calma e tempo, il gioco di sguardi, di volti che distolgono l’attenzione dal terreno per accogliere e sorprendere gli stranieri nel loro gesto più inconsueto, senza una parola, senza un movimento brusco e fuori luogo, solo piccoli gesti, spruzzi di fierezza, riti di brevi e intense condivisioni, tutte immagini impresse, fisse nel cuore e dopo nella mente. Strano pensare che quel paradiso fosse stato un inferno, che quella gente sia sia svegliata una mattina per sporcare la pace della loro terra di sangue. ‘Come è stato possibile ? Non riesco ad immaginare violenza nei gesti di queste persone’- ho chiesto al mio accompagnatore. ‘La guerra ha creato lupi, la gente è stata corrotta, non riesco a trovare spiegazioni’- mi ha risposto. Abbiamo seguito un sentiero di campagna, tra case nascoste da cespugli, occhi di bimbi che spuntavano curiosi da ogni porta, piccole capre che saltellavano, era quasi tramonto quando siamo giunti a destinazione: un’abitazione tradizionale, circondata da un recinto e coperta da foglie di banana, un simpatico giovanotto di 103 anni, ed una simpatica signora di 87, bellissimi! Non sembravano segnati dal tempo, ma fuori da esso; lui si perdeva nei vestiti per la sua magrezza, i suoi occhi di tanto in tanto sparivano nel suo cappello di paglia troppo grande per il suo esile e profondo viso, ‘è lei che mi tiene giovane e forte’ dice. Li è la sua donna, quella della vita, quella che si prende cura oggi come ieri di un uomo che è stato un grande capo, che ha combattuto per il re in Congo prima della colonizzazione, e poi con i tedeschi contro i belgi durante la I° Guerra Mondiale, i tratti del suo volto tradiscono una bellezza passata ma ancora fresca, la sua stazza una forza tipica delle donne dei grandi uomini. Sembravano usciti da un film che avevo sempre sognato di vivere, ho ascoltato le storie di un vecchio saggio africano sotto un albero di banane, in compagnia di una birra di sorgo, sono stata scelta come sua fidanzata, sono stata oggetto di un rito di prosperità e benessere, accompagnata da preghiere e benedizioni. Ho pensato a mio nonno, alle sue storie di guerra e di pace, in fondo non sono tanto diverse, la nostalgia dei bei tempi era la stessa, l’ orgoglio del poter raccontare anche, ho visto decenni e decenni scorrere davanti ai miei occhi chiusi per poter provare a vivere solo per un attimo quelle parole. Era buio quando Terence ci ha quasi cacciato da casa perchè era ora del fuoco e della nanna, dopo aver ‘ordinato’ alla sua donna di accompagnare gli ospiti; era buio, completamente buio quando ho ripercorso lo stesso sentiero di campagna mentre quella donna meravigliosa mi teneva sotto il suo braccio per non farmi cadere e mi raccontava chissà cosa nella sua lingua; era buio quando continuavo a dire si con la testa e con lo sguardo come se capissi tutto, credo che fossero continui grazie, continue benedizioni, continui auguri di ogni bene; era buio quando continuavamo ad incontrare gente per strada che si dissolveva in piccole grida di stupore ogni volta che accennavo parole in kirundi; era buio quando quella pace, quel silenzio, quel sapore di vita mi è entrato nelle ossa e nel cuore, non potro’ mai dimenticare! Murakoze Cane

Postato da: LAfricanA a 09:24 | link | commenti (1)
incontri, emozioni, tra illusioni e realtà, ricordi africani