Il prezzo dell'Africa, di occhi e dolore. Spari al termine del giorno, chi vende e chi si vende: armi e vite. Ciò che si vede e quel che resta è opaco. Una mano tesa, il mento rivolto verso l'alto: Dignità . Occhi contro occhi, flebili fiammelle, è BUIO! E poi il DOMANI! Storie Africane

Nome: LAFRICANA
"Abbiamo in prestito questo mondo per i nostri figli, non è che lo abbiamo ereditato dai nostri padri, allora ai nostri figli dobbiamo dire: Ti abbiamo voluto bene, ti abbiamo amato" (R.BENIGNI)
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Celui qui accepte le mal est tout autant responsable que celui qui le commet.
Celui qui voit le mal et ne proteste pas, celui-là aide à faire le mal.
(M.L.KING)
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In quel periodo la notte passava tra la paura ed il freddo, le zanzare e i litri di birra, le ronde e le strade sbarrate, addolcita solo dal pensiero che mamme e bimbi potessero dormire tranquilli, e da quello che prima o poi sarebbe finito tutto quest'orrore, tutta quest'assurdità, tutto il terrore di una guerra di cui ancora ci si chiede il perchè. La notte passava con i sogni di libertà, libertà da un'identità che firmava condanne a morte, libertà dalle costrizioni di una miseria che assoldava killer.
La guerra è lunga, lunga ed interminabile, qualunque sia il suo inizio e la sua fine, la guerra colpisce generazioni, modifica scenari, perverte le menti, altera la percezione del bene e del male, del giusto e sbagliato, giustifica la violenza con la paura e la sopravvivenza. In guerra non si è assassini ma combattenti, cavalieri senza macchia e senza paura per la 'libertà', marionette di chi addita nemici e dona fucili e poi ritorna dalla sua famiglia, nella sua ricchezza e nella sua istruzione salvatrice e manipolatrice. La guerra crea ricchi e poveri ma usa i poveri, crea buoni e cattivi, vittime e carnefici, diabolizza le differenze e cristallizza le divisioni.
In quel periodo molti burundesi hanno scoperto l'identità e ne hanno avuto paura, alcuni l'avevano scoperto tempo prima ma l'hanno nascosta, altri invece l'affermavano con forza e rivendicavano diritti maggioritari.
Le guerre, in Africa come nel mondo, esistono da sempre ma non sono mai le stesse, situazioni politiche ed economiche cambiano alleanze e rivendicazioni, rendendo i livelli di analisi molteplici e mai assolutamente veri o assolutamente falsi. il poco non può essere diviso tra molti, e per ricavare benefici bisogna creare nemici, e nei paesi in cui il potere politico rappresenta, se non l'unica, la maggiore fonte di ricchezza, non si finisce mai di combattere per esso e di creare nemici. Le guerre diventano, allora, guerre tra ricchi e meno ricchi, dove l'etichetta di etnica, tribale, o religiosa, è solo un grande imbroglio.
Abbiamo scoperto, esplorato, inventato e colonizzato, abbiamo migliorato la nostra vita o quanto meno pensiamo di averlo fatto, abbiamo scelto il bene e scartato il male, ma ogni scelta ha comportato una rinuncia e nel nostro correre ed acquistare abbiamo perso sulla strada della storia briciole e briciole della nostra essenza.
Abbiamo poi pensato di esportare i nostri acquisti, d'interpretare e valutare e trovare soluzioni percorrendo il canale della nostra evoluzione. Abbiamo calpestato nuove terre e lasciato l'impronta del nostro passaggio, abbiamo alterato e siamo scappati e poi ritornati, alla ricerca di un nuovo modo per cancellare quell'impronta, allora, dopo aver colonizzato, abbiamo portato lo sviluppo, dopo aver portato lo sviluppo abbiamo pensato di cooperare per lo sviluppo, poi di cercare dei partner, poi di aiutarli ad aiutarsi.
Abbiamo introdotto il termine 'etnia' e classificato ed organizzato, abbiamo convinto il mondo di essere capaci di fare, il nostro colore ha macchiato di presunta inferiorità gli altri, siamo diventati pompieri per spegnere il fuoco del nostro passato da incendiari, abbiamo poi pensato che il fuoco spegne il fuoco ed abbiamo risposto alla guerra con la guerra, poi ci è piaciuto parlare di missioni di pace, abbiamo pensato di prevenire la guerra con la guerra preventiva, di sconfiggere il nemico annientando popoli.
Decidiamo di non intervenire ma vendiamo armi, e poi parliamo di disarmo e smilitarizzazione, incentiviamo i ribelli ad entrare negli accordi di pace e compriamo la loro firma e ci ritroviamo con nuovi ribelli che inventano nuove rivendicazioni e nuove guerre perchè è conveniente essere incentivati.
E allora vendiamo, poi incentiviamo, e poi compriamo, poi accusiamo di massacri, crimini e genocidi e parliamo di diritti, anzi, li esportiamo.
Import-export, di armi e vite, di occhi e spari!!
Kila kitu kinamwanza kinamwisha-Tutto cio' che comincia finisce, intona una canzone di un artista burundese;un artista che si chiama Steven Irambona, uno dei 27000 ragazzi del Centro Giovani Kamenge, uno dei tanti che grazie al lavoro di Claudio è riuscito a dare un senso alla sua vita, un orfano di padre che ha subito i maltrattamenti del suo patrigno fin quando ha deciso di andare via da casa per cavarsela da solo, per realizzare il suo sogno di musicista.
Vugukuri-Dite la verità, intona una canzone rap di Mitschel, uno dei ragazzi del Centro Ceres, uno di quelli che comunemente chiamiamo 'ragazzi di strada', un orfano che continua a pagare le conseguenze della guerra, uno che non ha paura di dire la verità, anzi di cantarla nella sua musica di strada, invocando la giustizia e la verità, un piccoletto tutto pepe di 14 anni che sogna di diventare una star.
Steven e Mitschell stanno realizzando i loro sogni, Steven è ormai una star in Burundi, l'anno scorso è uscito il suo primo album che s'intitola Ubuzima-La vita, Mitschell ieri è stato in radio e ha cantato in diretta il suo cavallo di battaglia: Burundi ni matata sana-Il Burundi è molto malato; e ha conosciuto il più famoso artista burundese: Big Furios. Se riesco, al mio ritorno in Burundi, finanziero' il suo primo album.
Se riesco, al mio ritorno in Burundi costruiro' una 'Casa della musica' per i ragazzi di strada, organizzero' spettacoli per beneficenza, aiutero' i burundesi ad aiutarsi da soli, preparero' lo statuto per l'associazione del gruppo salsa, avviero' l'adozione a distanza per gli orfani dei quartieri nord, organizzero' corsi di formazione, faro'.......
........probabilmente poco o nulla di tutto questo da sola, ma sogno, sogno di realizzare piccoli sogni, sogno di rivedere lo sguardo che aveva ieri Mitschell mentre lo accompagnavo alla radio, mentre stringeva la mano al suo idolo, sogno di ritrovare in tutti i giovani burundesi la determinazione di Steven mentre mi raccontava di quando diventerà 'qualcuno', il suo orgoglio mentre mi spiegava il contenuto del suo primo album, sogno la loro fierezza nell'essere burundesi, l'attaccamento alle proprie origini e alla loro patria, nonostante il Burundi sia il paese più povero del mondo, nonostante la guerra non sia mai veramente finita, nonostante l'impossibilità di esprimere le proprie opinioni.
Tra un po' tornero' a casa per trascorrere le vacanze di Natale con la mia famiglia, una piccola pausa di un mese prima di respirare nuovamente l'odore di questa terra rossa che tanto amo, torno con tanta voglia di raccontare e condividere, torno con tante idee da rimettere in ordine, con tante emozioni da metabolizzare, torno con la sensazione di essere un po' più forte, ma anche più confusa, torno con la consapevolezza che dovro' prepararmi ad un periodo più lungo e intenso qui in Burundi, torno con tanti ricordi e nuovi affetti, e e tanti desideri per l'anno nuovo.
I miei amici burundesi mi hanno insegnato ad attendere e ad avere pazienza, a comprendere e superare le differenze, mi hanno insegnato cos'è la casa, cos'è una famiglia, che non s'identifica solo con un luogo materiale, ma con tutte le persone che hanno condiviso le piccole quotidianità, un pezzo di pane o una birra, momenti tristi e momenti sereni, miserie e gioie.
A tutti loro posso solo dire: Murakoze Cane, Grazie mille.
Tornero' presto!!!