Il prezzo dell'Africa, di occhi e dolore. Spari al termine del giorno, chi vende e chi si vende: armi e vite. Ciò che si vede e quel che resta è opaco. Una mano tesa, il mento rivolto verso l'alto: Dignità. Occhi contro occhi, flebili fiammelle, è BUIO! E poi il DOMANI! Storie Africane

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"Abbiamo in prestito questo mondo per i nostri figli, non è che lo abbiamo ereditato dai nostri padri, allora ai nostri figli dobbiamo dire: Ti abbiamo voluto bene, ti abbiamo amato" (R.BENIGNI) ****************************************** Celui qui accepte le mal est tout autant responsable que celui qui le commet. Celui qui voit le mal et ne proteste pas, celui-là aide à faire le mal. (M.L.KING)

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lunedì, 10 luglio 2006
Occhi e Spari

Le mie assenze ultimamente sono state molto lunghe, non è sempre facile parlare di guerra&pace, di Africa e contraddizioni, nè tantomeno scrivere su Occhi e Spari. Pensavo di dover evitare il rischio di far diventare i post troppo personali, volevo riuscire a tenermi fuori; non ce l'ho mai fatta e, forse, è bene così. L’ origine del "problema africano" non è tanto in Africa, quanto nel nostro mondo perbenista occidentale, nella nostra società opulenta e sempre più triste e malata, nell'indifferenza, nella superficialità, che si avverte con forza se solo proviamo a condurre una vita diversa, a guardare in modo diverso, a porre attenzione in ogni parola ed ogni gesto. Tra un po' ripartirò per il Burundi, Occhi e Spari tornerà nel luogo che ha stimolato la sua nascita, con l'esigenza sicuramente più accesa di dover raccontare. Ripartirò per il Burundi con la consapevolezza che si è sviluppata in quest'ultimo periodo, quella che mi spinge a lottare ogni giorno nel mio ambiente, quello familiare, quello degli affetti e delle amicizie, quello della realtà che mi circonda, spinta dalla necessità di dover fare qualcosa per la mia società, quella in cui vivo, quella da cui ieri sera, nel corso della partita contro la Francia, sentivo dire "Negro di merda!; Devi morire brutto nero!" e cose simili, sicuramente stimolate solo  da un tifo troppo acceso, ma ugualmente pesanti, che si riflettono poi nella vita di ogni giorno. Ieri sera ero tra amici, ma non davvero con loro, guardavo quella festa fantastica ed eccessiva, e pensavo alle risorse utilizzate per organizzare carri e canzoni, vestiti tricolore e striscioni, e poi pensavo all'estrema fatica che sembra bloccare ogni gesto di solidarietà, quello a cui è difficile dedicare anche un'ora per mancanza di tempo, abbiamo sempre così tanto da fare per pensare agli altri, e sempre così tanti problemi per accollarci quelli degli altri. Ecco allora che il semplice pensare a ciò che succede nel mondo, a stragi e guerre, a storie tristi che si ripetono, significa per alcuni essere pesanti, significa non godersi la vita, ed è difficile lottare da soli, si ha paura di parlare per il timore che nessuno ascolti, e si tende a tenersi tutto dentro, per paura di essere considerati dei folli.

Ma tutti i Grandi sono stati dei folli, nel bene e nel male. La vita di Gandhi, secondo Thomas Merton, perderebbe di significato se non si tenesse conto del fatto che venne vissuta a dispetto della falsità e dell’odio, davanti all’ostinata e palese negazione della sua forza. Uno dei principi cruciali che possiamo riscontrare nel pensiero di Gandhi è che, a differenza di quanto si è creduto in Occidente nei secoli recenti, la vita spirituale o interiore non è una faccenda esclusivamente privata. Essa è semplicemente il manifestarsi nel singolo della vita di tutti; è nella vita umana che l’uomo condivide parole e atti, contribuendo così con la propria quota di azione e di pensiero al tessuto delle faccende umane. Se la conoscenza profonda del nostro pensiero implica una comprensione ed una comunione più efficace dello spirito del nostro popolo, è altrettanto vero che chi si impegna in lotte cruciali per il suo popolo riesce a liberare la verità dentro di sé. “Un uomo finisce col diventare ciò che pensa di essere”, disse Gandhi. Bisogna pensare, allora, di essere dei Grandi uomini, con la presunzione e l’umiltà dei Grandi uomini nell’attribuirsi il potere di cambiare l’ordine attuale delle cose e, al tempo stesso, imparare da esse. Bisogna essere dei rivoluzionari nella non-violenza (non soltanto fisica), degli attivisti nella pace, bisogna impegnarsi nel cambiamento.

Non sarà facile ripartire per il Burundi, ma ancora più difficile sarà tornare, ed estremamente coraggioso è restare. Bisogna cominciare dai gesti più semplici, ma bisogna cominciare, forse è tutto lì. Bisogna cominciare a pensare alla possibilità di cambiare la società, alla possibilità di rivoluzionare le menti, e bisogna cominciare dall’ambiente che ci circonda, dalle persone a noi più vicine. E' necessario agire sulla nostra società per risolvere i problemi africani, molte guerre partono da qui, dalla nostra avidità, dal nostro egoismo, dalla nostra sete di potere. E allora i miei post continueranno ad essere personali, anzi, lo saranno ancora di più, continueranno a parlare di Africa e di me e, attraverso me e quello che vivo ogni giorno, della società che mi circonda. Questo blog non sparirà, non lo lascerò morire, per l’utilità che potrebbe avere, soprattutto per me, nel comprendere il mondo in cui vivo. Occhi e Spari è stato in vacanza per un po’, ora lentamente ripartirà, e con ancora più vigore riprenderà a settembre, a raccontare di fatti e quotidianità africane, ma non solo.

 

Postato da: LAfricanA a 17:06 | link | commenti (7)
tra illusioni e realtà, ponti di follia

domenica, 09 luglio 2006
Mario e Lidia

L'ennesima domenica tra sapori e odori rumeni, il mio appuntamento fisso da un po' di tempo a questa parte. Lidia oggi indossava un abito nuovo, nero ed attillato, mentre cucinava le sue solite patate fritte-bollite alla rumena con carne bianca in padella e salsette di cui guai a chiedere gli ingredienti!!

Io ero sul balcone, dipingevo, e lei seguiva attentamente ogni linea ed ogni curva pronta a correggere al momento opportuno. In mano, come sempre, come ogni domenica, le foto di sua figlia, della sua famiglia, le sue labbra tentavano di raccontare nel modo più chiaro e semplice che le era possibile episodi della sua quotidianità, della sua vita difficile e felice. Con gli occhi gonfi di orgoglio mi svelava il suo passato da sportiva, il suo futuro decapitato dalla malattia di suo padre che l'ha costretta appena adolescente ad abbandonare i suoi sogni per aiutare la famiglia. Appena poteva, però, non rinunciava ad una bella corsa in moto, nascondendosi tra campi di spighe per non farsi beccare dai vigilanti. Mi ha raccontato di sua figlia, una modella, del suo ex marito violento, di matrimoni e "zitan neri" con case grandi e ricoperti di oro. Lidia è bianca, coi capelli rossi e gli occhi blu, ha la forza di un leone, la bontà e la tenerezza di un cucciolo, il volto sereno e divertito. Lidia la domenica ha il giorno libero, ma non si reca con le amiche in città, preferisce aspettare il mio arrivo, è contenta di poter cucinare per me, è contenta di poter parlare della Romania, di poter soddisfare le mie curiosità, mi vizia e mi riempie di coccole. Ho la stessa età di sua figlia.

Mario, invece, è uno "zitan nero", ma non è come gli altri zitan neri, lui non è ricoperto d'oro, non chiede elemosina e non ruba, dice Lidia, Mario ogni sabato e domenica percorre 25 chilometri ad andare e 25 a tornare per recarsi a lavoro a S.Giuseppe Vesuviano, non ha i soldi per pagare l'affitto, gli ho regalato una cocchia di pane e dei pomodori dell'orto. Era contento, ripeteva di vergognarsi, ringraziava all'infinito, e prometteva di sdebitarsi. Mario anche di giorno si chiude dentro casa, barrica porte e finestre, ha paura che il suo ex-socio possa rubargli la collana d'oro, l'unico oggetto prezioso, l'unico ricordo della sua famiglia. Mario si barrica in casa perchè la casa è sporca, e non vuole che nessuno guardi quella sporcizia, deve pulire tutto, ma ha poco tempo, Mario lavora sempre, ed è solo.

Io ho una casa, tanti libri, un telefonino, televisori, amici, tanti vestiti, tante cocchie di pane, e a volte mi sento sola, e a volte sono meno felice di Lidia, e a volte mi barrico in casa come Mario, ma la mia casa è pulita, e non m'interessa se rubano qualcosa.

Mario e Lidia sono diventati miei amici, sono felici di raccontarmi del loro paese, ed io felice di ascoltarli. Lidia non crede più che tutti i "zitan neri" siano ladri, e Mario non crede più che tutte le donne rumene siano delle poco di buono, ed io credo che sia ora di cominciare ad essere felice!!

Postato da: LAfricanA a 17:52 | link | commenti (1)
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