
Ieri il Sudafrica ha ricordato la rivolta di Soweto di 30 anni fa, ma anche la giornata di oggi, che rischia di passare inosservata sulla maggior parte dei grandi mezzi d’informazione, costituisce un doppio significativo anniversario per tutti i sudafricani: 15 anni fa, il 17 giugno 1991, venne abolita l’ultima legge di segregazione razziale su cui si fondava l’apartheid; sette anni fa, sempre il 17 giugno, Thabo Mbeki succedeva a Nelson Mandela come secondo presidente democraticamente eletto. Mentre dalla fine di maggio in Sudafrica continua un sorprendente dibattito innescato dalla potente confederazione sindacale ‘Cosatu’ – e gonfiato soprattutto dalle forze politiche di opposizione su presunti possibili rischi di involuzioni dittatoriali nella gestione del paese – gli anniversari di ieri e di oggi assumono particolare rilevanza. Ieri, a Soweto hanno marciato insieme, braccio sotto braccio, ‘reduci’ del 1976, studenti e rappresentanti del governo, sostando poi nel punto in cui, alle 9 di mattina del 16 giugno di 30 anni fa, venne ucciso Hoscar Pieterson, il bambino di 13 anni che potete vedere, portato in braccio, nella foto. Un coro ha guidato la folla in un canto tradizionale di lotta, “Senzeni'na” (Stiamo piangendo, in lingua Zulu). Isabel Boto, 70 anni, riferiscono mezzi d’informazione sudafricani, parlando di suo nipote Tietsi Mashinini, vittima indiretta della rivolta di Soweto - morto in Guinea nel 1990 in circostanze mai chiarite (forse ucciso) - lo ha ricordato dicendo: “Sono contenta che non sia morto invano…”. Alla folla riunita per commemorare quell’inizio di lotta per la liberazione e le sue vittime, Mbeki ieri ha detto: ”Ricordiamo i giovani del 1976 perchè ci hanno lasciato una lezione che i giovani di oggi possono applicare, reggendo le sfide che li aspettano…. Possa il coraggio e la visione dei nostri giovani di 30 anni fa ispirare e motivare tutti noi mentre lottiamo per dare a tutti felicità in questa nostra epoca di speranza”. Non sarà uno dei discorsi più grandi di Mbeki. Ma mentre si susseguono gli anniversari, ricordati o dimenticati, tutti in Sudafrica e altrove dovrebbero tenerne seriamente conto. Perché né Hoscar né Tietsi siano davvero morti invano… E perché prima o poi anche “Senzeni'na” diventi per l’Africa e per il mondo di oggi - in cui tanti nuovi muri e nuove non dichiarate segregazioni sembrano spuntare, da Guantanamo al Medio Oriente al Sahel - soltanto un ricordo di tempi bui da dimenticare.
Fonte: Misna
Confidando nel buon cuore e nella fiducia dei lettori di questo blog, pubblico un appello, una richiesta di aiuto. Il Burundi sta uscendo dalla guerra ma sta entrando in una forte crisi economica, il paese ha bisogno di cospicui finanziamenti per riprendere la sua salita. Il Cejeka di Claudio Marano rappresenta un altro ponte di follia, rappresenta la speranza di 25.000 ragazzi dai 14 ai 30 anni; i ragazzi frequentano il Centro, studiano, svolgono attività ricreative. L'obiettivo è quello di promuovere il dialogo e la convivenza pacifica tra i gruppi etnici che fino a qualche anno fa erano in lotta tra loro, creare una mentalità di pace che stimoli a guardare la diversità come una ricchezza anzichè come fonte di odio.
Claudio ha bisogno di aiuto, quei ragazzi hanno bisogno di aiuto. So quanto vale questo appello, so quanto vale il Centro di Claudio, l'ho visitato di persona, la sua bellezza e la sua utilità sono sconvolgenti. Il Centro è diventato un'istituzione per gli abitanti della capitale, ma non solo. Il Centro è un sogno di pace che si realizza. Aiutamolo a non mollare!! Potete inviare donazioni, chiedere ad amici e parenti, far semplicemente circolare questa notizia.
So che il vostro cuore è grande, a quei 25.000 ragazzi, però, basta un piccolo gesto!!
Carissimi amici, se volete che possiamo continuare a lavorare, è giunto il momento di dimostrarci la vostra solidarietà. Abbiamo estremamente bisogno di aiuto. Ci direte: ma perché?
- perché i finanziamenti previsti non sono arrivati;
- perché abbiamo dovuto accettare dei progetti capestro, finiti con dei passivi abbastanza consistenti, perché erano stati giudicati un vero aiuto per la popolazione;
- perché ci hanno chiesto una parte del finanziamento per il progetto dei volontari che lavorano al Centro;
- perché i prezzi stanno continuando a crescere, e non era previsto;
- perché il Centro, ormai a 15 anni di vita, ha degli acciacchi ovunque, nella struttura, negli strumenti e nei mezzi in generale;
- perché abbiamo ricevuto meno offerte del previsto;
Non ci vergogniamo ad allungare la mano, perché sappiamo che quello che stiamo facendo è molto bello e porta molti frutti, perché non stiamo perdendo il nostro tempo, anzi, spesso ci troviamo veramente senza forze, stanchi e con il desiderio crescente di avere qualcuno che ci dia una mano.
Grazie di cuore per la vostra comprensione!
Per gli aiuti:
Attraverso i Missionari Saveriani : Procura Missionari Saveriani Via S. Martino 8 43100 Parma (causale: per il Centre Jeunes Kamenge); oppure attraverso la nostra Banca in Burundi: (le spese sono minime) INTERBANK BURUNDI 15 AV. DE L'INDUSTRIE BUJUMBURA N° COMPTE 701/02984/01/52 CENTRE JEUNES KAMENGE; oppure li inviate a mio fratello : Marano Mauro Melarolo, via Zorutti 3 33050 Trivignano Udinese
Nel pomeriggio avevo letto su allAfrica del cambiamento di leadership tra le file dell'Fnl (Fronte nazionale di liberazione), unico gruppo ribelle ancora attivo in Burundi. La notizia è che i membri del Consiglio del gruppo, durante una riunione tenutasi a Kanyosha (tana dell'Fnl alla periferia di Bujumbura Rural) avrebbero allontanato il leader storico Rwasa, che dunque ha dovuto cedere il posto a Jean Bosco Sindayigaya. «Buon segno - ho pensato - potrebbe essere l'inizio di un cambiamento di rotta nelle loro rivendicazioni ancora oggi molto violente». Beh, la speranza… si sa!! Dopo pochi minuti, però, una telefonata fa oscillare questa flebile speranza: è Jeff dal Burundi! Ci raccontiamo le nostre ultime settimane, ma in particolare lui mi parla delle difficoltà che incontra per pagarsi gli studi universitari… d'improvviso urla, confusione, la voce di Jeff passa dall'italiano al kirundi, parla con qualcuno. «Cosa succede?», gli urlo. «C'è movimento - mi risponde - ladri, sai qui la situazione è difficile, la gente ha paura».Difficile? Paura? E' la prima volta che usa queste parole con me! Lui ha sempre ostentato sicurezza e tranquillità. Non ha mai avuto paura, ha sempre affermato che «la guerra è finita!». Addirittura mi prendeva in giro quando a luglio ho temuto il peggio il giorno delle elezioni… mi diceva: «devi essere coraggiosa, è per il nuovo Burundi, è importante!». Stasera, però, il suo tono è cambiato e le parole dei mesi scorsi ora mi risuonano artefatte… Allora ho cominciato a fargli delle domande dirette, e non ha potuto eluderle come aveva sempre fatto prima. Jeff, cosa succede? Ormai in Burundi c'è un nuovo governo, un governo democratico, un nuovo Presidente, democraticamente eletto, ma la gente ha paura di una nuova guerra? «La situazione è difficile, sai qui un problema grande è la criminalità», dice. Mentre parlava udivo degli spari, e lui ha confermato: «Si, sono spari, sono i ladri». Ladri, così li chiamano… ladri che uccidono con una semplicità inaudita. La morte è all'ordine del giorno: una granata costa appena tre euro, tre euro per massacrare una famiglia… per non parlare di quante case abbiano almeno un'arma. «Per difendersi dai ladri», dicono. Già, dai ladri. «No, non credo che l'allontanamento di Rwasa cambierà qualcosa - continua Jeff - Non so cosa vuole l’Fnl… sono burundese, ma non so cosa succede in Burundi. So solo che l’Fnl era alleato con l'attuale partito al governo, ma dopo le elezioni hanno cominciato a farsi la guerra». «Stai attento, non fare tardi la sera»… il tempo di pronunciare quelle parole e mi sento così stupida! Ma cosa potevo dirgli? Cosa posso fare? Come faccio a frenare l'impulso di volare laggiù? E per cosa? Per illudere il mio senso d'impotenza e prendermi in giro da sola? Posso solo gridarlo, con la voce di Jeff, sperando che qualcuno la senta!