Il prezzo dell'Africa, di occhi e dolore. Spari al termine del giorno, chi vende e chi si vende: armi e vite. Ciò che si vede e quel che resta è opaco. Una mano tesa, il mento rivolto verso l'alto: Dignità . Occhi contro occhi, flebili fiammelle, è BUIO! E poi il DOMANI! Storie Africane

Nome: LAFRICANA
"Abbiamo in prestito questo mondo per i nostri figli, non è che lo abbiamo ereditato dai nostri padri, allora ai nostri figli dobbiamo dire: Ti abbiamo voluto bene, ti abbiamo amato" (R.BENIGNI)
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Celui qui accepte le mal est tout autant responsable que celui qui le commet.
Celui qui voit le mal et ne proteste pas, celui-là aide à faire le mal.
(M.L.KING)
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"L'Africa sconvolta dai conflitti e dal sottosviluppo non è un mondo a parte. Essa è parte integrante della storia mondiale di cui condivide e patisce le contraddizioni e gli sconvolgimenti, le paure e le speranze. Affermare ciò vuol dire ribadire con forza una verità semplice ma che tende ad essere accantonata quando si scrive sull'Africa o quando si descrivono le cose africane". Jean Léonard Touadi
L'Africa non è un continente selvaggio atavicamente incline al caos, l'Africa non è la patria di accadimenti disumani e senza senso, l'Africa è inserita nella storia dell'umanità ed i suoi fatti vanno analizzati come pezzi del mosaico impazzito del nuovo disordine mondiale dalle cause e dalle responsabilità identificabili. Queste cause sono di natura storica, economica, geopolitica; esistono anche cause endogene che non sono riconducibili alla genetica, ma trovano la loro genesi nelle modalità d'ingresso dell'Africa nella modernità politica ed economica.
Il ruolo dell'Africa non è mai cambiato dal XVI secolo: è il ruolo del vagone che segue la locomotiva. Anche se la locomotiva aumenta la velocità, questo non cambierà nulla della condizione dei vagoni; non si sono mai visti vagoni superare la locomotiva! Ma sappiamo che i vagoni sono strutturalmente complementari, almeno fin tanto che accetteranno la loro condizione. Questo vagone ha sempre viaggiato carico di materie prime, è sempre stato lo stesso sin dall'epoca dell'economia coloniale, ed ha sempre trasportato la stessa cosa (caffè, cacao, arachide, cotone, tè), con l'unica differenza che i prezzi di questi prodotti subiscono da vent'anni a questa parte un ribasso teleguidato irrispettoso delle regole del mercato.
L'Africa fa parte "del resto del mondo", di quel 85% che vive di briciole nel divario crescente con quel 10-15% della popolazione che consuma più surplus di quanto ne produce. La ragione per cui noi non lo notiamo sta in analisi concentrate solo su ciò che sta avvenendo nel nostro strato superiore di economia-mondo capitalistica.
Già attraverso la tratta dei neri l'Africa aveva contribuito a far avanzare l' Europa verso l'industrializzazione; la colonizzazione fu molto più breve ma più determinante. Il sistema coloniale si sostituì completamente al sistema africano, il "patto coloniale" voleva che i paesi africani producessero soltanto derrate grezze, materie prime da inviare al nord per l'industria europea. L'Africa stessa è stata presa in pugno, spartita. Questo "patto coloniale" perdura fino ad oggi. Se si prende la bilancia commerciale dei paesi africani si vedrà che dal 60 all'80% del valore delle esportazioni di questi paesi sono costituiti da materie prime. Il reddito pro-capite di un abitante dell'Africa è cinquanta volte inferiore al reddito di uno svizzero, di un francese o di un canadese. L'aspettativa di vita è crollata in molti paesi: 25 anni in meno che nei paesi industrializzati.
Non bisogna pensare che la povertà sia la causa del sottosviluppo: essa è un prodotto del sistema attuale. Il capitalismo mentre produce progressi al nord incrementa la povertà al sud: non si può arricchire un paese senza impoverirne certi gruppi sociali. E' la dottrina del capitalismo darwiniano, fa parte dei cosiddetti "costi umani" della crescita, della "legge della giungla" che esige che coloro che sopravvivono ci riescano perchè divorano gli altri.
Trascinare tutta l'Africa nel mercato, senza preparazione, significa volere l'abolizione della civiltà e della cultura africane. In Africa esistevano dei circuiti commerciali limitati e i popoli vivevano in base a valori diversi in cui molte cose erano poste al di fuori del mercato al fine di garantire il minimo a tutti. Nel sistema africano la proprietà è sempre stata minima, ed esso era strutturato in maniera da evitare che i detentori del potere si accaparrassero la proprietà fino al punto da generare frustrazione tra la popolazione.
Oggi tutto è merce, la vita stessa è mercificata, venduta, comprata, di proprietà del più forte; la guerra è merce, la violenza è venduta con le armi, e la stessa pace è merce, viene contrattata a chi offre di più. Le guerre civili sono un'invenzione dell'economia-mondo capitalistica. Il conflitto tra gli accumulatori di capitale e i settori maggiormente oppressi della forza-lavoro ha teso ad assumere la forma di lotte linguistiche, razziali e culturali, poichè tali elementi hanno un'elevata correlazione con l'appartenenza di classe. Laddove ed ogniqualvolta ciò è avvenuto, abbiamo avuto la tendenza a parlare di lotte etniche o di nazionalità; in realtà il processo di formazione di gruppi etnici è legato a quello della formazione della forza-lavoro in determinati stati, servendo da regola per la determinazione delle loro posizioni all'interno delle strutture economiche. L'etnicizzazione della vita comunitaria, la cultura distintiva di un gruppo etnico può essere letta come la simbolizzazione esteriore della distribuzione della forza-lavoro, e cioè dell'assegnazione di ruoli economico-occupazionali.
L'Africa serve povera, come serve continuare a fomentare e a parlare di guerre etniche, esse preservano quel meccanismo di distribuzione ineguale delle ricompense, tengono a bada i gruppi in basso nella gerarchia, pongono le vittime del capitalismo le une contro le altre, rendendo così difficile una mobilitazione di massa e dal basso contro il sistema-mondo capitalistico. Gli africani sono troppo impeganti a farsi guerra tra loro per fare guerra al sistema!
Le guerre che si scatenano nelle periferie del mondo sono la spia pericolosa di un disordine e di una violenza che rischia di allargarsi a tutto il pianeta. E sotto questo profilo, le guerre d'Africa sono guerre di tutti, corresponsabili delle cause che le scatenano sono tutti i meccanismi che uccidono la speranza di miliardi di persone e soffocano la giustizia e la solidarietà. E su questi meccanismi è possibile agire come cittadini e come donne e uomini sensibili al futuro dell'umanità.
Fonti: WALLERSTEIN, Immanuel, "Capitalismo storico e civiltà capitalistica", Asterios Editore, 2000. TOUADì, Jean Leonard, "Africa sconvolta da un mondo violento" (dossier). KI-ZERBO,Joseph, "A quando l'Africa?" Editrice Missionaria Italiana, 2005.
p.s. Sist, a te... con un abbraccio!