Il prezzo dell'Africa, di occhi e dolore. Spari al termine del giorno, chi vende e chi si vende: armi e vite. Ciò che si vede e quel che resta è opaco. Una mano tesa, il mento rivolto verso l'alto: Dignità. Occhi contro occhi, flebili fiammelle, è BUIO! E poi il DOMANI! Storie Africane

Eccomi

Blogger: LAfricanA
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"Abbiamo in prestito questo mondo per i nostri figli, non è che lo abbiamo ereditato dai nostri padri, allora ai nostri figli dobbiamo dire: Ti abbiamo voluto bene, ti abbiamo amato" (R.BENIGNI) ****************************************** Celui qui accepte le mal est tout autant responsable que celui qui le commet. Celui qui voit le mal et ne proteste pas, celui-là aide à faire le mal. (M.L.KING)

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domenica, 26 febbraio 2006
Occhi!

DSCN0422Guardate gli occhi, gli occhi di questi ragazzi, guardate gli occhi di quello al centro col cesto in testa, la vedete l'Africa? La vedete la fierezza e la dignità? L'Africa è negli occhi di questi ragazzi, tutta, con la povertà ed il rispetto, con il passato ed il futuro, con la sua forza e il suo silenzio. Questi ragazzi erano fermi vicini alla mia auto, nel tentativo di vendermi qualcosa. Ho fatto un cenno con la testa, come per dire no, ma sorridevo, ho tirato fuori la macchina fotografica e, come per chiedere un consenso, ho esitato un po'. Loro hanno indietreggiato,mentre il vociare forte ed ininterrotto si arrestava, si sono messi in posa, qualcuno rideva. Non mi hanno chiesto soldi per la foto. Non mi hanno mai chiesto soldi per lasciarsi fotografare, contrariamente a quanto molti mi dicevano, sono i bianchi turisti che commercializzano tutto, non loro. La foto ha un significato, deve essere intrisa di rispetto, essere fotografati significa non essere dimenticati. Avevo timore di fotografare durante i primi giorni, timore di invadere la loro quotidianità, la loro riservatezza, poi ho capito. Dipende dal modo, è sempre così, bisogna saper chiedere, con gli occhi, cercare il loro sguardo, e saper attendere, attendere che si sistemino i capelli, che si stirino il vestito sgualcito, che assumano un atteggiamento degno dell'importanza di quella foto. Dopo averlo capito, non avevo più neanche bisogno di attendere molto, alcune persone mi chiedevano addirittura di essere fotografate. Ci si legge negli occhi, in Africa. Uno sguardo con rispetto, un ingresso in punta di piedi, una passeggiata per i quartieri, basta così poco. E dopo, non c'è bisogno di presentazioni. Sarà realtà o fantasia tutto ciò? - penserete, bhè, io vi auguro di viverlo, e poi mi auguro di ascoltarvi. In Africa si può trovare il senso.

Postato da: LAfricanA a 13:15 | link | commenti (15)
ricordi africani

lunedì, 20 febbraio 2006
Ponti di follia

Staziono qui, ma sono altrove.

Questa è la mia terra, Napoli la mia città.

Ma come uomo faccio parte del mondo.

Racconto di Africa, di guerra e pace. Non so fare altro.

Qui spazio privato su luogo pubblico.

Grazie a NyFrigg, Sistdiast, burundi/ggugg, e Shlomo!

Postato da: LAfricanA a 11:24 | link | commenti
tra illusioni e realtà, ponti di follia

mercoledì, 15 febbraio 2006
Viaggi della memoria

Il Ruanda è il nostro incubo, il Sudafrica il nostro sogno. Così scrisse il premio Nobel nigeriano per la letteratura Wole Soyinka nel maggio 1994, in un articolo intitolato " The Bloodsoakel Quilt of Africa" (L'insanguinato mosaico africano). Nell'aprile di quell'anno, mentre il Ruanda piombava nel caos, il Sudafrica aveva innalzato le speranze dell'umanità a livelli prossimi all'utopia. Il 26 aprile si erano tenute le prime elezioni a suffraggio universale, per la prima volta la componente nera dei 22.7 milioni di elettori sudafricani aveva votato. Nelson Mandela, l'uomo imprigionato per tradimento nel 1964 e rilasciato solo nel 1990, fu eletto Presidente. Questo stesso uomo avrebbe poi guidato il paese verso la giustizia ed il perdono, avrebbe posto le fondamenta alla pace e quindi ad un futuro. Non si era lasciato piegare dall'oppressione e dalle infamie del regime bianco, nè sporcare dalla corruzione dell'Africa nera indipendente, avrebbe ribadito il valore dell'integrità e degli ideali,  la sua forza si era conservata intatta in ventisette anni di prigionia, non rabbia, nè sete di vendetta, ma amore per la sua gente e desiderio di perdonare e ricostruire.

Quasi contemporaneamente alle vicende sudafricane in Ruanda si consumava una tragedia dalle proporzioni e dai modi difficilmente immaginabili. Il bicchiere è pieno - ripeteva il Presidente ruandese Habyarimana -  e non sappiamo dove mettere il resto dell'acqua. Gli scarafaggi dovevano essere eliminati, bisognava ripulire, queste parole risuonavano sulle frequenze della radio nazionale. All'indomani dell'attentato al Presidente il risultato fu molto peggiore di qualsiasi controversia elettorale:un'onda d'inspiegabile violenza massacrava 500 mila persone, rabbia cieca e vendetta travolgeva uomini, donne, bambini. Sgomento e paura sono tutt'oggi tatuati sui volti dei sopravvissuti. A colpi di machete, o bruciati vivi nelle proprie case, vicini uccidevano vicini, insegnanti i propri alunni, amici d'infanzia si scoprivano nemici.

I fatti avvenuti simultaneamente in Ruanda e in Sudafrica nel 1994 rappresentano gli estremi opposti del comportamento sociale umano, dimostrano fin dove può spingersi l'umanità nella sua lotta per soddisfare i bisogni fondamentali dell'esistenza.

Eppure, oggi, a più di 10 anni da quel terribile genocidio, anche in Ruanda si sogna, ma soprattutto non si dimentica. Il museo del genocidio di Kigali raccoglie storie e volti di chi quella guerra non ha potuto raccontarla, ma anche di chi a quella guerra è sopravvissuto, raccoglie un ricordo che non va cancellato, ma ricostruito, perchè non si trasformi in sete di vendetta, in negazionismo, e soprattutto perchè simili orrori non accadano mai più.

Oggi in Ruanda è possibile andare in vacanza, con le dovute precauzioni e con il dovuto rispetto, oggi in Ruanda è possibile organizzare viaggi della memoria, come quello promosso e realizzato dal sindaco di Roma Veltroni con più di 100 studenti di un istituto tecnico superiore. Un'esperienza unica nel suo genere, arricchente, un reciproco apprendimento. Simone, uno dei "suoi studenti", racconterà durante un'assemblea fatta per discutere le prime impressioni del viaggio, come un bambino si fosse avvicinato alla macchina sulla quale lui stava viaggiando. Non aveva chiesto nulla, ma aveva dato una lettera in francese in cui raccontava la sua storia, quella della sua famiglia trucidata nel genocidio, e chiedeva solo una cosa: poter comunicare. Anche Yolande Mukagasana, sopravvisuta al genocidio, chiede memoria collettiva, invoca il dovere della testimonianza, per assicurare una vita diversa ai propri figli.

Questi "Viaggi della memoria"...

questi sì che dovrebbero essere istituzionalizzati!!

Postato da: LAfricanA a 21:37 | link | commenti (4)
ponti di follia

venerdì, 10 febbraio 2006
Carneficina di preti

"Finché esistono questi agnelli che dipingono gli stipiti del mondo con il proprio sangue, il mondo può ancora sperare e credere nella vita". (Dal sito delle Pontificie opere missionarie.)

Postato da: LAfricanA a 01:44 | link | commenti (1)

giovedì, 09 febbraio 2006
Oggi piove... in Africa

Le strade di Napoli diventano impraticabili nei giorni di pioggia, i mezzi di trasporto sono più problematici del previsto, il traffico è soffocante, mentre i pedoni temerari saltellano tra pozzanghere e canaletti cercando di mantenere ben saldo l'ombrello e sognando il tepore del letto di casa. Sono incappottata dalla testa ai piedi, quasi irriconoscibile, con i riccioli inzuppati di pioggia e imbrogliati dal vento, mentre mi affretto a raggiungere la stazione, i pensieri non trovano spazio, la pioggia non lascia tregua. Intorno alla stazione i soliti senza tetto, le solite bottiglie vuote, coperte e cartoni, case sparpagliate dal vento, inutilizzabili per la pioggia, ma che vita può essere mai questa. La mente vola ai poveracci morti per il freddo in russia, gli occhi mi sfuggono sulla vecchietta che cerca riparo tra i vagoni di un treno. Quanto c'è da fare, quante le voci da ascoltare, ma oggi cerco solo un modo per non ascoltare le mie di voci. Quando piove a Napoli sembra piovere ovunque, sembra piovere in ogni angolo e in ogni poro. Vorrei un po' di sole... Oggi piove a Napoli, ma io tra un po' sarò a casa e smetterò di pensarci, accenderò una stufa, e mi rintanerò tra le mie carte e i miei pensieri. Pioggia battente sui finestrini del treno, qualcosa che ricorda vagamente il tam tam dei tamburi burundesi, penso ai miei amici, a quelli che non sento più, a quelli che ancora mi scrivono per chiedere aiuto. Oggi in Burundi c'è una grave siccità, ma non solo in Burundi, sembra che in tutta l'Africa centrale ed orientale il sole non dia tregua e spacchi vite. Il governo del Burundi ha lanciato un nuovo appello alla comunità internazionale, il 30% dell’intera popolazione burundese (7 milioni di abitanti) sta affrontando una situazione di “grave scarsità di cibo”, sembra servano almeno 75 milioni di dollari per evitare che muoiano di fame. In Kenya il governo ha dovuto accettare l'offerta di cibo per cani per impedire la morte per fame di 3.5 milioni di persone, servirebbero 221.5 milioni di dollari, ma al momento cibo per cani è tutto ciò che la comunità internazionale ha messo a disposizione, anzi è tutto ciò che una ditta neozelandese ha messo a disposizione. L'offerta era stata inizialmente rifiutata da molti parlamentari, offesi dalla presunzione di voler far mangiare ai propri figli cibo per cani, ma altamente nutriente, dicono generosi donatori. A Gibuti il governo ha dichiarato emergenza umanitaria, ma non c'è stata ancora nessuna offerta di cibo per cani per sfamare altre 150 mila persone. Oggi piove a Napoli, continuo a sentire battiti e tam tam, invocazioni di aiuto, segni di presenza, sono quasi arrivata a casa, ancora una fermata e troverò mia madre ad attendermi con un ombrello, allora finalmente quel tam tam andrà via, sarebbe stato meglio oggi ascoltare i miei di battiti, sarebbero stati meno rumorosi!!

Postato da: LAfricanA a 15:38 | link | commenti (3)
tra illusioni e realtà

domenica, 05 febbraio 2006
Un Fuori Programma: 5 mie strane abitudini!

Per la serie non è vero ma ci credo ....le catene non vanno mai spezzate!!

(Sist, me la pagherai!!)

Regolamento: il primo giocoliere di questo gioco inizia il suo messaggio con il titolo "Cinque mie strane abitudini", e le persone che vengono invitate a scrivere un messaggio sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine dovrete scegliere cinque nuove persone da indicare. Non dimenticare di lasciare un commento nel loro blog o journal che dice "sei stato scelto", e ditegli di leggere il vostro.

1. Quando studio ho l'abitudine di ripetere guardandomi allo specchio, concentrandomi sui movimenti delle mie labbra, e riascoltando le mie parole; in mancanza di uno specchio ho bisogno di alzarmi e camminare avanti e indietro e quanto più è piccola la stanza più mi diverto!! (vi assicuro che all'esame è sempre stato un successo)

2. Ho l'abitudine di arricciolarmi i riccioli con il dito medio della mano dx se sono seduta ad un tavolo in dolce (e non) compagnia!! (sto sperimentando tecniche rasta alternative)

3. Ho l'abitudine di mantenere la mia cameretta in continuo e costante disordine, i fogli ed i libri devono essere rigorosamente e schematicamente distribuiti su scrivania (sotto e sopra), letto (sotto e sopra), libreria (dentro e sopra). Viceversa perdo tutto, perchè non ricordo mai dove ho sistemato cosa!!

4. Posso addormentarmi ovunque, in qualsiasi letto, non soffro della sindrome "nuovo letto=notte bianca" a patto che le ante dell'armadio siano perfettamente chiuse. Ante aperte=pericolo costante!! (so' azzeccata pure io)

5. Soffro della sindrome "cinematografia fatti del male", vado al cinema solo quando ho voglia di soffrire un po', a vedere lunghi logoranti bellissimi, tipo Munich, Il Miglio Verde, Dance in the Dark, Million Dollar Baby, e via discorrendo... Eretici i film di Natale e tutto il resto!!

Bhè cari amici, io ho dato. Non cambierete strada se vi capiterà di incontrarmi vero??

 

Passo la palla a: burundi/ggugg (così vale per due), Nyfrigg, Tumuera, Blogfriends.

Postato da: LAfricanA a 18:59 | link | commenti (7)

mercoledì, 01 febbraio 2006
Democrazia

L’America Latina e la democrazia. Che difficile combinazione! Vi siete accorti di quanto fermento sta attraversando la regione? È tempo di elezioni e il cambio di governo è una fase delicata: sprigiona lotte di potere, fa leva su risentimenti e passioni popolari, minaccia gli interessi di chi si è visto beneficiato fino al momento del voto. E mette a rischio le sorti di chi il potere lo deve lasciare…per amore della democrazia e del suo necessario complemento: l’alternanza al governo.
Non è il caso del Cile dove la Concertaciòn ha visto la propria candidata, la socialista Bachelette, vincere le presidenziali, assicurando seguito a 15 anni di governo concertazionista. Io ammiro Bachelette, di lei penso non solo che sia una donna di forte carattere ma anche una figura politica di grande capacità, consapevole di quello che il Cile ha bisogno: uguaglianza di diritti, servizi sociali, equa distribuzione del reddito. Spero che possa portare a compimento le riforme che si propone e sanare le ferite che il Paese si porta dietro dalla dittatura. E che sia in grado di formulare le proprie decisioni politiche in maniera indipendente perché questo piccolo sperduto Paese, confinato all’altro capo della Terra, rappresenta pur sempre un alleato chiave degli Stati Uniti ed è con le pressioni del vicino del Nord che deve fare i conti.
Tuttavia è sulla Bolivia che, giustamente, sono puntati i riflettori. È qui che il 22 gennaio Evo Morales ha vinto le presidenziali. È stato come se una pagina bianchissima della storia del Paese si fosse aperta: Morales rappresenta un elemento di imprevedibilità nella vita politica boliviana…e tutti stanno trattenendo il fiato in attesa delle sue mosse, per capire che direzione darà al suo governo.
Morales ha posto fine ad un periodo turbolento nella politica boliviana, dato che la crisi economica del Paese e l’inazione dei suoi governi avevano completamente screditato i suoi predecessori, risoltisi a fare del populismo il loro unico strumento. Morales ha cavalcato l’ondata di indignazione popolare, la voglia di cambiamento, il disgusto verso la politica e i suoi esponenti. Secondo me è stata questa la sua carta vincente: Evo Morales è l’anti-politico. Indigeno di origine, cresciuto nelle povertà delle aree rurali, divenuto sindacalista dei cocaleros, si è fatto portavoce dell’esigenza di dare una svolta al paese, di produrre un cambiamento che sia reale, dopo anni di promesse non mantenute.
Nessuno se lo aspettava veramente, o forse si dato il poco spessore degli altri candidati. Comunque sia adesso è lui ad avere le redini del governo. Io non me la sento di dire che questo rappresenta uno sviluppo positivo per il Paese, né di affermare che si tratta di un’evoluzione negativa. Ma ritengo che Morales si sia fatto carico di un compito enorme. La Bolivia è uno fra i più poveri paesi della regione, con scarsissime infrastrutture, una struttura economica largamente dipendente dal settore minerario (controllato da compagnie straniere) e dalla coltivazione della coca (combattuta dagli USA). A questo si aggiunge una struttura sociale squilibrata che vede i pochi ricchissimi contrapporsi ai moltissimi poveri. In questo contesto è facile conquistare sostegno elettorale facendosi simbolo di cambiamento, promettendo riforme radicali: nazionalizzazione delle compagnie minerarie, sostegno alla coltivazione della coca, creazione di un ponte di alleanza con il Venezuela di Chavez. Ma Morales si scontrerà con difficoltà enormi: prima di tutto il potere non basta conquistarlo, bisogna saperlo gestire, creare un governo efficiente e preparato. Morales non ha esperienza di questo lato della politica. Certo potrebbe seguire l’esempio di Lula in Brasile, anche lui ex-sindacalista, ma Morales sembra fin’ora poco disposto ad abbracciare il pragmatismo del suo pari brasiliano. Poi ci sono le sfide da affrontare: come spiegare agli USA che la coca è l’unico mezzo che i contadini boliviani hanno per sopravvivere? Dove trovare il denaro necessario a finanziare gli investimenti di cui il paese ha disperatamente bisogno? senza aiuti esterni, senza l’appoggio delle istituzioni internazionali (leggi WB e FMI) difficilmente capitali stranieri affluiranno nel Paese. E poi, come gestire le risorse naturali eventualmente nazionalizzate se la Bolivia manca non solo del capitale ma anche delle capacità organizzative e tecnologiche per farlo?
Evo Morales ha sollevato grandissime aspettative fra i boliviani, ha parlato di cambiamento, ha sfidato le ortodossie. Tuttavia non è chiaro quale sia la sua capacità di dar seguito alle promesse e soprattutto di scendere a compromesso con le esigenze della democrazia, che non vuole rivoluzioni ma riforme, che richiede grande pragmatismo per sfruttare gli spiragli di azione che i grandi attori (leggi USA ed istituzioni finanziarie) offrono, e che richiede di bilanciare attentamente i pro e contro di ogni decisione.
È tempo per la Bolivia che qualcuno porti stabilità al Paese e lo indirizzi verso il difficile cammino dello sviluppo, in questo momento tutto dipende dalle decisioni di Evo.

Postato da: fontiere a 12:51 | link | commenti (6)
america latina