Il prezzo dell'Africa, di occhi e dolore. Spari al termine del giorno, chi vende e chi si vende: armi e vite. Ciò che si vede e quel che resta è opaco. Una mano tesa, il mento rivolto verso l'alto: Dignità . Occhi contro occhi, flebili fiammelle, è BUIO! E poi il DOMANI! Storie Africane
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Nome: LAFRICANA
"Abbiamo in prestito questo mondo per i nostri figli, non è che lo abbiamo ereditato dai nostri padri, allora ai nostri figli dobbiamo dire: Ti abbiamo voluto bene, ti abbiamo amato" (R.BENIGNI)
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Celui qui accepte le mal est tout autant responsable que celui qui le commet.
Celui qui voit le mal et ne proteste pas, celui-là aide à faire le mal.
(M.L.KING)
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tra illusioni e realtÃ
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Un’opera itinerante e in vita, dai mille volti e dalle mille voci, che sembra unire all’unisono, quasi come un sogno gandhiano. Sotto una tipica tenda mongola, che fa viaggio e casa, gli spettatori spaziano nei cinque continenti e si uniscono come le cinque dita di una mano intorno all’unico coro che è l’Umanità, intorno a emozioni, sogni, paure e speranze che fanno l’Uomo nella sua interezza e comunanza di diversità. Sei miliardi d’altri è un incitamento ad agire, ad incontrare ed ascoltare, nel sogno ambizioso di vivere insieme. Sei giornalisti hanno percorso 75 paesi e intervistato 5000 persone in quattro anni. Sorvolando i cieli coglievano solo immense distese da condividere; tracciando orme sulla terra si confrontavano con le rigidità burocratiche e le frontiere costruite dall’uomo, simbolo della nostra difficoltà di vivere insieme; sentendo ciò che gli altri avevano da dire hanno incontrato ciò che lega le nostre umanità e la diversità delle nostre uguaglianze. Hanno intervistato pescatori, avvocati, artisti, contadini, poveri e ricchi, ma ascoltando le testimonianze raccolte le differenze di status sono raramente percettibili, perché le lacrime, i sogni, le speranze, le paure hanno lo stesso colore e indossano lo stesso abito sociale. La varietà e le similitudine delle risposte dipendono relativamente dalla parte del mondo in cui siamo cresciuti, si ama e si odia, si piange e si ride in modo diverso e uguale in ogni e tra ogni complessità socio-geografica. E’ un vero richiamo a riflettere sulle differenze e rielaborarle secondo schemi diversi da quelli a cui siamo e ci hanno abituato.
Gli aspetti umani che vengono messi in rilievo sono tanti, ma uno in particolare mi ha profondamente colpito: l’attitudine dell’uomo a cercare il bene, con quella razionalità tutta umana che ci porta a distinguerlo dal male, e il processo di disumanizzazione che si realizza con la violenza, come unico mezzo per rendere una violenza, di per sé disumana, possibile. Alla testimonianza atroce di una vittima sopravissuta al genocidio ruandese, segue quella non meno devastante di un carnefice. La vittima è stupita dell’irrazionalità della violenza di cui l’uomo può essere capace: non è spiegabile – dice- non è possibile. Il carnefice argomenta con un travasamento dell’io intelligibile in qualcosa che non riconosce più: in quel momento sentivo come una forza che entrava nelle mie vene, e s’impossessava del mio corpo, una rabbia inspiegabile m’invadeva – racconta un ruandese. E un altro: Ero fuori di me, uccidevo senza riflettere, era la mia mano ma non ero io.
Mi sono arruolato perché ero povero, è facile arruolare dei poveri. Ma perché devo uccidere un altro come? Gli afgani devono comprendere, l’altro è un povero come me – racconta un afgano.
Vorrei essere meno cattivo - confessa un burkinabé – vorrei essere meno cattivo con mia moglie ed i miei figli perché poi mi pento.
La violenza e le brutture non fanno parte dell’uomo, sono disumane, fanno uscire l’uomo da sé. Per uccidere l’uomo ha bisogno di disumanizzarsi, privarsi della sua intelligenza, di ciò che lo rende più vicino al divino. Ha bisogno di uscire da sé, perché la sua natura umana e, dunque, razionale, non glielo permetterebbe.
Una profonda riflessione su noi stessi attraverso il racconto di Altri, un cammino nel cuore dell’Umanità.
A voi di ritrovare voi stessi!
Le previsioni si sono realizzate molto prima del previsto....
Il deserto delle vivaci strade burundesi al calare del sole e il vuoto dei locali e dei ristoranti normalmente frequentati senza orario e senza timore lo annunciavano, così come lo annunciavano gli spari notturni, gli arresti arbitrari, le minacce contro i partiti all'opposizione, gli assassinii di gente innocente nei quartieri nord, gli innumerevoli e faliti tentativi di negoziazione con le FNL, l'ultimo gruppo ribelle nel paese.
Da giovedi sera la capitale affonda sotto le bombe, lanciate in vari quartieri della capitale, e trema sotto il fuoco incrociato tra l'esercito e i ribelli. La popolazione trascorre di nuovo ore interminabili, chiedendosi dove cadrà la prossima bomba, chi colpirà il prossimo proiettile.
Tutto ciò non ha senso, qusta guerra interminabile non ha più senso, queste morti non hanno mai avuto senso, e questo dolore pungente che immagino negli occhi di amici e madri e bambini che ho lasciato appena due settimane fa non ha senso.
Il governo accusa le Fnl, le Fnl rifutano le accuse. Tutti i giornali e le radio parlano di attacchi delle Fnl, di violazioni del cessate-il-fuoco, le Nazioni Unite invitano le Fnl a cessare le ostilità e continuano a restare accanto, inerti e deboli, ad un governo di ladri e assassini.
Eppure tutti conoscono la verità, non sono semplici attacchi delle Fnl, si tratta bensi di una strategia elaborata da tempo dal partito al governo. Questa strategia consiste nel provocare il panico nel paese, nel nutrire l'instabilità e l' insicurezza, al fine di ritardare il processo elettorale, mettere a tacere ogni opposizione, mantenere il potere il più a lungo possibile. Questa strategia è in costruzione da mesi, da quando il Cndd-Fdd, ex-gruppo ribelle e attuale partito al governo, ha ingaggiato un gruppo di ex-ribelli demobilizzati e rimasti fedeli al partito per uccidere chiunque si opponga alla sua politica violenta e oppressiva; da quando aerei provenienti dal Sudan carichi di armi atterrano a Bujumbura nel cuore della notte. I burundesi e i funzionari delle Nazioni Unite hanno occhi per vedere e orecchie per sentire, eppure nessuno ha avuto una bocca e i coglioni per parlare.
I poveracci che ci rimetteranno le penne, invece, non hanno più lacrime per piangere.
Guai, guai a chi dirà: "Non ne sapevamo niente"
Povera, povera e triste la coscienza di colui che non ha fatto nulla, guadagnando soldi sulla vita di esseri umani. Enormi dovrebbero essere i sensi di colpa di chi poteva e non ha voluto.
Tanti allarmi sono stati lanciati, poche voci hanno cercato di avvertire, di chiedere aiuto. Niente! Vuoto!
Ora c'è solo il suono dei proiettili e l'eco delle bombe a riempire questo nulla di lacrime e dolore, e quelle bocche di inutili appelli alla calma e alla pace.
Un governo legittimmamente eletto di assassini, rende oggi assassini tutti coloro che tacitamente lo sostengono. Intrattenere relazioni internazionali con un governo legittimamente eletto di assassini priva le istituzioni e la comunità internazionali del valore di tutti gli sforzi fatti sul cammino della pace.
Sono triste, inkazzata, disgustata, preoccupata, impotente, incapace di immaginare un futuro diverso peri miei figli.
L'assurdità dell'avidità umana e della mancanza di umanità mi avvilisce.
Grido qui, su questo blog, forte e inutilmente come sempre. Le mie grida non fermeranno le armi di guerra, e non copriranno le urla di madri, figli, padri, amici, speranze che non vedranno più futuri.
Mi aiuteranno solo a sentirmi meno inutile!!
Valeria Alfieri
Lo sanno tutti, ormai. E' solo una questione di tempo, prima che qualcuno si giustifichi dicendo 'non lo sapevamo, non abbiamo potuto fare nulla', ed il passato ritorna impietoso come sempre.
Tutti sanno, ormai, che il governo ha armato degli ex-ribelli e compilato una lista di gente da fare fuori, tutti lo sanno che hanno già cominciato, e che spesso sbagliano casa, o macchina, e donne muoiono con gli occhi sbarrati, stringendo i loro piccoli.
Tutti sanno, che il governo ha in programma di scatenare un gran casino per ritardare le elezioni e mangiare un altro po' di soldi, tutti sanno che le insegnanti violentate un po' ovunque nel paese dai loro studenti sono le prime vittime innocenti di un potere che attua la strategia dell'intimidazione e del terrore per ammotulire tutti.
Tutti sanno che aerei carichi di armi arrivano dal Sudan e che un giornalista che ha avuto l'imprudenza di recarsi sul posto per svolgere il suo lavoro è stato picchiato a sangue dalla polizia.
Tutti sanno che i parlamentari dell'opposizione hanno denunciato le continue violenze e le continue minacce di morte nei loro confronti all' ufficio delle Nazioni Unite in Burundi, chiedendo protezione. Da giorni aspettano ancora una reazione.
Tutti sanno che il governo nigeriano e quello burundese stipulano contratti fantasma per barili di petrolio che non arrivano mai a destinazione e si dividono milioni.
...e gli amministratori di quartire all'opposizione cercano di lasciare il paese se possono. In due giorni due persone mi hanno chiesto di aiutarli a scappare. Sono minacciati di morte ed hanno paura.
E' grave, è molto grave, e nessuno apre bocca per fermare ciò che non deve più accadere. Un funzionario delle Nazioni Unite in Burundi si è licenziato, per l'amarezza e l'impotenza di dover lavorare per conto di gente che se ne frega della vita di serieB di un burundese.
Tutti dicono che i funzionari delle Nazioni Unite sono qui solo per la valanga di soldi che finisce nelle loro tasche.
Che vergogna, ho vergogna di far parte di questo mondo.
Eppure era prevedibile, un gruppo di ribelli che ha ammazzato per anni non diventa un partito politico in pochi mesi, la trasformazione, se possibile, è troppo lunga e delicata. Eccoli che, alla prima difficoltà, hanno ripreso la strada della violenza.
Il Cndd-Fdd, il partito al governo, sta facendo rivoltare il paese su stesso. Ci sono liste, e prove, e evidenze, che ho visto coi miei occhi, che smonterebbero il diritto di un governo legittimamente eletto ad essere considerato come tale.
Un governo di assassini e di complici sileziosi per codardia, non è un governo legittimo. Le regole internazionali non funzionano!!
Spero che qualcuno legga, e s'inkazzi almeno un quarto di quanto sarebbe necessario per fermare questa vergogna e questa assurda e assassina indifferenza, e che mi scusi per questo sfogo!!
Un sospiro nella notte, l’ultimo suono soffocato da lanci di granate, una mamma e il suo bambino riposavano in un’alba che non vide luogo, l’ennesime vittime di un male senza senso, senza che denunce siano ascoltate. La pace non ritorna e la musica è di un giorno interminabile di lutto e grida. Cosa ne sarà degli amici e delle speranze, del sogno di una vita insieme che corre tra campi di spighe. Solo il soffio del vento a portare via quest’angoscia, solo l’assurda abitudine della morte a riscaldare il cuore impotente. Anni di dolore e poi la speranza spenta al nascere, il cambiamento assassinato dalla cieca avidità, dalla cieca stupidità del potere. Cosa ne sarà dei bambini e del futuro!! ‘Mamma, che succede’- e la mamma non trovò le parole. Neanche - ‘Fuochi d’artificio, figlio mio’ – riuscì a dire. Ecco la dea bendata in una strada senza uscita… quale il futuro?
La filosofia dell’istante che domina ogni anima di un paese senza pace, di un paese di foreste disboscate ed armi dal Sudan, di petrolio della Nigeria e giri di affari milionari, della comunità internazionale sorda alle richieste di aiuto e protezione. Rav 4, grandi auto e occhi di fame, Presidenti populisti e assassini che piantano alberi e ammazzano gente, e l’impotenza e il singhiozzo di un grido di denuncia che non trova fiato. Il Burundi sta soffocando, tra la disillusione, la delusione, la stanchezza, la responsabilità di chi imbraccia armi e l’unico peccato di chi subisce senza scelta. Vorrei chiamare Dio, chiedergli di aprire gli occhi, di tornare a casa, sedersi su di una poltrona, accendere la televisione… e cullare quella mamma e il suo bambino!!
E’ da molto che non scrivo,
lo sai,
è da quando sono ritornata.
Non l’ho quasi più riaperto ‘sto blog,
lo sai, e ti ringrazio per non aver detto nulla,
ti ringrazio per essere rimasta zitta ad ascoltare il mio silenzio.
La memoria, ….è cosi dolce e cosi cattiva!!
Ho avuto tante scuse per non scrivere, tante,
il tempo, gli esami, il corso di francese, il mio progetto di ricerca,
altre cose, cose altre, più importanti… più importanti??
In questi mesi cari amici hanno chiuso e riaperto blog, vecchi e nuovi, per cancellare, liberare, continuare, amare, ricominciare e tanto tanto altro ancora.
Il mio è rimasto, inerme, in questo spazio, a occupare pagine, a riempire attimi, senza il coraggio di ritornare né continuare.
In questi mesi… ho preso tante pause, i miei pensieri si fermano all’oggi.
Le pause…. sono indispensabili.
In questi mesi ho imparato tanto…
Ho imparato come nasce lo stato in Africa, come è degenerato verso l’autoritarismo,
ho imparato una cultura plurale, un diritto plurale, regole non scritte, sono entrata in un universo sopravvissuto a tentativi vari di modernizzazione, ho visto tanti partiti nascere e morire, uomini battersi per la libertà e la democrazia, guerre scatenarsi, fermarsi e riprendersi, vittime e rifugiati e politiche di reintegrazione, ho conosciuto il successo del Sud Africa, il fallimento del ruanda, della Somalia, del Congo….
Successi, fallimenti??
….quanto, quanto avrei potuto scrivere.
Ho pensato di postare i miei esami, i miei ‘imparati’, le teorie che fanno bene all’uomo bianco ed anche a me…
non l’ho mai fatto, il pensiero è durato poco.
Ah Africa Africa,
Non aveva senso ricominciare a raccontarti in questo modo, dopo l’ultimo anno, dopo averti un po’ vissuto, dopo averti tanto amato.
Il 17 febbraio riparto, ho il mio biglietto qui tra le mie mani.
Sarai contenta hein?
Penserai che è giunto il tempo…. Te l’avevo promesso,
e sei l’unica a cui mantengo le promesse
e lo sai.
E’ difficile ricordare,
la vita deve continuare, mi dirai…
si muore… è naturale, quando Dio vorrà, ….mi dirai.
Sei qui, sei viva, sei sana…. E la vita in fondo è bella, …. mi dirai
Lascia seppellire i morti,
piangi una notte intera, anche una settimana, e poi torna a cantare.


Al Centro sono tutti in piena attività, campi di lavoro per ricostruire le case distrutte durante la guerra, per aiutare volontariamente le famiglie più disagiate. Giovani di ogni etnia, religione, colore, classe sociale, s'incontrano per costruire il loro sogno di pace, di armonia e giustizia. Lavorano gratuitamente, in nome di quella solidarietà che abbiamo dimenticato, il premio è sentirsi partecipi, in prima linea, del processo di riconciliazione e ricostruzione.

...e poi sono belli, non sono belli? Ogni sabato al Centro c'è un concerto per accompagnare l'estate e i visitatori che accorrono numerosi da tutta Europa per guardare con i propri occhi 'il miracolo che nessuno credeva possibile', il luogo in cui hutu e tutsi, e non solo, s'incontrano e vivono insieme nella pace, dopo decenni di massacri.

Negli ultimi post ho raccontato e descritto un po' dell’Africa che ho osservato e visitato in queste ultime settimane, un’Africa che mi ha stupito per il suo ordine, la sua pulizia e la sua riservatezza, come il Ruanda, per le sue mescolanze, vivacità e contraddizioni, come l’Uganda, per realtà completamente diverse da quelle immaginate o rappresentate, come la città congolese Goma. Elemento comune di ogni viaggio è stato la sorpresa, e il prendere poco a poco consapevolezza dell’impossibilità di conoscere un paese senza scrutarlo con i propri occhi, delle immagini che la nostra mente rende erroneamente reali quando ci si aggrappa alle parole di un libro o di un articolo di giornale, e delle difficoltà di comprendere i suoi mille volti. Ho scorto un’Africa povera e devastata, una piacevole e divertente, meravigliosamente bella o sporca; ho vissuto i piccoli miracoli africani, quelli di una moto che sfrutta il millimetro tra due auto, di un autobus che marcia a 150 chilometri l’ora su strade strette, dissestate e piene di curve, di biciclette in salita cariche di chili di banane e casse di manioca, di teste nascoste da enormi sacchi di fagioli che procedono come cavalli con i paraocchi, correndo e urlando di fare spazio e spintonando indifferenti con un angolo e l’altro del sacco, ogni volta mi sono detta ‘cacchio, questo è pazzo!!’, e poi ho sorriso divertita e col cuore in gola. Mi sono posta tante questioni e continuo a cercare continuamente risposte, mi sono arrabbiata per la presunzione di portare lo sviluppo, di voler affermare il nostro modo di vivere e la nostra cultura, ma ho goduto degli internet point e dei cafè. A Kampala ho cercato per tre giorni stoffe africane, ma mi sono imbattuta solo in grandi centri commerciali e commercianti cinesi, a Kigali ho cercato ristoranti che preparassero l’ubugali (una sorta di polenta di manioca o mais tipica dell’Africa dei Grandi Laghi), ma mi sono ‘accontentata’ di quelli italiani, indiani, cinesi e dei fast food. E’ spesso difficile trovare pietanze africane nei ristoranti o negli hotel delle grandi città del continente, come è difficile andare al cinema senza essere pronti a sorbirsi film americani di sesso e violenza, o clip di rapper circondati da donne bellissime e seminude. A Bujumbura, in Burundi, non sono riuscita a trovare un cd di musica tradizionale, nelle grandi metropoli africane superaffollate le danze e la musica indigena sono diventate solo un’attrazione turistica che intasca soldi. I paesi del nord del mondo controllano la maggioranza dei circuiti d’informazione, basti pensare che il 70% delle emissioni televisive del sud sono importate dal nord e che l’industria delle telecomunicazioni è dominata da qualche grande gruppo generalmente anglofono, come AOL-Time-Warner, Dysney ABC, ATT, ecc., con i quali un gruppo di origine africana non può competere. E’ molto inquietante pensare che il sogno di un giornalista africano è quello di formarsi in una scuola giornalistica del nord, dato che oggi i nostri giornalisti tendono a passare da un soggetto all’altro, da un paese all’altro, senza la cultura generale appropriata per evitare approssimazioni e generalizzazioni abusive. Il sogno del nord è condiviso anche dalla maggior parte degli studenti, a causa sia delle difficile condizioni di un’università africana sia del prestigio che comporta studiare in Europa o in America. Ciò di per sé non sarebbe un male se non conducesse, come sostiene Anne-Cécile Robert, ad un certo conformismo politico, se non trasformasse giovani e promettenti studenti in ‘pinguini’, per usare un’espressione dell’artista senegalese Moussa Sene Absa, leaders che diventano marionette in giacca e cravatta completamente asserviti alle prescrizioni stabilite dalle agenzie del ‘mondo sviluppato’. La nuova classe dirigente africana formatasi all’estero è straniera nella propria terra, sconnessa dalle aspirazioni e necessità delle società locali; sono praticamente inesistenti degli intermediari tra il popolo e le elites dirigenti, corrotte e assorbite nel nuovo sistema mondiale. E’ così che le società si polarizzano, le contraddizioni aumentano e le incomprensioni anche. La collaborazione nord-sud, tra società africane e occidentali, il partenariato e lo sviluppo locale di cui tanto si parla è uno scambio vantaggioso sempre e solo all’occidente, riflettendo la vecchia logica dell’ emozione negra e la ragione ellenica e generando una nuova forma di colonizzazione riprodotta e sostenuta dalle stesse elites africane. Se la realtà delle nuove e grandi metropoli africane è quella del copia e incolla modelli europei o americani e il continente nero sembra non avere una storia ed un modello proprio a cui aggrapparsi, è anche vero che c’è un’Africa che Esiste e Resiste, che si oppone al liberalismo sfrenato e al liberismo, che preserva oasi culturali troppo radicate per consentirci i parlare di un paese senza storia. Modernità e tradizione non sono mescolate ma contrapposte, e l’una resiste e si oppone all’altra. L’Africa che resiste alla globalizzazione conserva e salvaguarda dei valori che l’Occidente non conosce più, come un ‘rapporto differente dell’individuo con la collettività, la resistenza all’accumulazione di ricchezze, il rifiuto della tirannia del tempo, l’accettazione e la canalizzazione delle passioni (generalmente attraverso rituali), l’inserimento pacifico nell’ambiente’ (Anne-Cécile Robert), valori che l’Occidente capitalista è incapace di concepire, come è incapace di concepire la diversità e la pluralità del mondo, il cui rispetto solo può realizzare la giustizia universale a cui l’umanità dovrebbe aspirare. L’Africa ha subito nel giro di dieci anni una trasformazione che in Occidente si è realizzata quasi spontaneamente in cinquant’anni, e allora a chi, come me, si chiede cosa possiamo fare per l’Africa, avrei quasi voglia di rispondere con la provocazione lanciata da Serge Latouche: ’Plier bagage et la laisser tranquille’.